16 ottobre 1943, rastrellamento del Ghetto. Giorno tragico a Roma, per non dimenticare

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Ghetto rastrellamento
(foto Roberto Agostini da flickr.com)

16 ottobre 1943. Una data da non dimenticare: il rastrellamento del Ghetto di Roma da parte dei nazifascisti guidati dal boia Kappler. Pagina nera della storia contemporanea da ricordare, ancor più in un’Italia segnata da un tragico declino etico, morale e culturale. Battute e sottovalutazioni non possono nascondere il riproporsi della minaccia neofascista, nella versione pezzente ma incredibilmente sanguinaria, che si ispira al peggio dell’Europa orientale.

Testimonianza

Autoritarismo, antisemitismo, nazionalismo sono i tratti del neo-totalitarismo di Orban o dei polacchi del Pis, che tanto entusiasmano i leader della destra nostrana. Sono gli eredi dei mostri sanguinari delle croci frecciate, delle guardia di ferro, degli ustascia e delle ss ucraine. Volti minori, ma altrettanto terribili di nazismo e fascismo. In un libro pubblicato la prima volta nel 1944 dal Saggiatore, subito dopo la liberazione di Roma, il grande critico letterario, Giacomo Debenedetti, ci consegnò la prima testimonianza letteraria della retata nazista nel Ghetto di Roma. Il libro venne successivamente riproposto da La nave di Teseo, arricchito di testi di Alberto Moravia, Natalia Ginzburg e Guido Piovene.

Male

Il racconto ricostruisce la “banalità del male”, per dirla con Hannah Arendt, che oggi certa politica di destra vuole dimenticare, educando “cattivi allievi” come gli assaltatori della CGIL. Già la notte del 15 ottobre, nel Ghetto si sentirono gli spari, le urla sinistre degli ordini dei carnefici. Il mattino dopo iniziò il rastrellamento. In poche ore di una mattina d’autunno le SS presero oltre mille persone, appartenenti alla comunità ebraica, individuati dalla Gestapo con la collaborazione dei funzionari del regime fascista. 1.023 rastrellati furono deportati ai campi di sterminio. Soltanto 16 di loro sopravvissero. 15 uomini e una donna, Settimia Spizzichino scomparsa nel 2000.

Dischi

La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) ha annunciato il ritrovamento di cinque vecchi dischi in vinile. L’ascolto ha rivelato lo straordinario contenuto: le testimonianze di alcuni reduci della razzia del 16 ottobre 1943, registrate nel 1955. Le voci di Lazzaro Anticoli, Cesare Di Segni, Lello Di Segni, Angelo Sermoneta, Mario Piperno e Luciano Camerino. “Registrazioni brevi, 16-17 minuti per disco – si legge nella nota del CDEC, che propone in anteprima su Internet alcuni stralci delle interviste -. Le voci sono ferme, chiare. Il racconto lucido, senza sbavature”.

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