Draghi si è stufato per i malumori dei partiti in vista del libera tutti dopo il Quirinale

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Draghi
(foto governo.it)

La pazienza di Draghi e’ messa a dura prova dai malumori dei partiti verso palazzo Chigi, con veti incrociati sulla manovra, ministri che cercano una loro strada e la bomba Mps Il premier prova a non farsi trascinare a fondo tra un vertice ed un altro. La Lega chiede di non tornare alla legge Fornero, i sindacati non accettano la proposta di quota 102 o quota 104. Giuseppe Conte promette barricate sul reddito di cittadinanza e così via. Ma il vero spartiacque, quello che sta agitando tutta la politica e’ la partita che si aprirà a gennaio per il Quirinale. Poi potrebbe essere, a secondo di come andranno le cose, una sorta di libera tutti che non riguarderà il solo centrodestra. Perché a confronto a parte i candidati ci sarà la possibilità o meno di finire la legislatura a scadenza naturale nel 2023. E questo potrebbe costituire l’arma segreta di Berlusconi, che con la sua elezione garantirebbe la permanenza a palazzo Chigi di Draghi ed il proseguio del governo. A Berlusconi però sulla carta mancano 54 voti, sempre che tutti i suoi gli contermino la fiducia. Impresa al limite del possibile. Se Draghi dovesse approdare al Colle viceversa aumenterebbe i rischi di elezioni anticipate perché, senza di lui a palazzo Chigi, finirebbe anche quel briciolo di pace politica che se pur a fatica sta consentendo al premier di governare. Il Pd con Letta vorrebbe mettere uno dei suoi magari Gentiloni, ma anche lì i problemi non mancano in un Parlamento estremamente frastagliato che potrebbe finire disorientato in mancanza diuna soluzione condivisa ampiamente.

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