Scintille tra Calenda e Renzi. Il capo di Azione vuole la leadership del centro

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Renzi e Calenda
(foto Official website of Ali Khamenei + UK in Italy-XXVII Pontignano Conference da it.wikipedia.org)

Le scintille tra Carlo Calenda e Matteo Renzi, non sembrano il miglior viatico per fare un centro grande. Almeno al 10%, come vaticina il capo di Azione nell’annunciare la “fase due” per il suo partitino, dopo l’exploit nella Capitale. Ma mentre l’ex europarlamentare Pd, che al momento resta consigliere comunale di opposizione a Roma, prepara un tour in Italia, l’ex segretario dem preferisce seguire il fascino degli affari. Dopo l’Arabia Saudita vola a New York e partecipa al lancio a Wall Street della società italo-russa di car sharing, Delimobil Holding. Il leader di Italia Viva già da qualche tempo è nel Cda della società dell’imprenditore napoletano, Vincenzo Trani, presidente della Camera di Commercio Italo-Russa.

Sbagliato

“Non mi meraviglia, ma sono contrario – dice a ‘Repubblica’ il capo di Azione -. Lo trovo sbagliato”. Se si è parlamentari in carica”, incalza, “per legge dovrebbe essere previsto che non si possa svolgere una attività di business o essere pagati da società direttamente o indirettamente partecipate da Stati stranieri”. Calenda mena staffilate senza peli sulla lingua, con riferimento anche ai collegamenti tra il senatore toscano e il regime di Riyad: “Non è mai avvenuto nella politica contemporanea che un leader che fa politica in Italia riceva soldi da uno Stato straniero”.

Grande Mela

Renzi cerca di parare i colpi di Calenda e ai microfoni di “Zapping” su RadioUno Rai afferma: “Faccio attività che sono previste e permesse dalla legge. Se vi fossero incompatibilità, non le farei”. E sull’appuntamento allo Stock Exchange della Grande Mela, sottolinea: “Se c’è un imprenditore napoletano che si quota, mi sembra una cosa bella. L’idea che ci sia polemica su questo mi lascia perplesso”. Gli fa scudo, sempre su “Repubblica”, il coordinatore di Italia Viva, Ettore Rosato: “Ci sono centinaia di parlamentari che svolgono la libera professione o attività imprenditoriali. Da sempre”.

Mosse

Ad agitare le acque del nuovo possibile centro non è soltanto la nuova scazzottata tra i due campioni sul mondo degli affari. Calenda non ha digerito le mosse di Renzi e dei renziani in Sicilia e a Roma, ma anche in tutte quelle realtà dove alle amministrative ha vinto il progetto neo-ulivista di Letta, che va dai moderati al Movimento 5stelle. Nell’isola Iv ha stretto un patto con il locale ras forzista, Gianfranco Miccichè, intanto a partire dalle comunali di Palermo.

Fritto misto

Nella Capitale, invece, l’ex ministro dello Sviluppo economico ha visto due consiglieri comunali in quota renziana, sui 5 eletti nella sua lista, ostentare sostegno a Gualtieri. Calenda rimarca: qui “si mostra la diversità delle nostre concezioni. Io vedo la necessità di un grande motore politico riformista contro i populismi. Di un progetto chiaro e serio e di una rettitudine politica e di comportamenti. Non di un centro che sia un fritto misto, che si allea ora a destra ora a sinistra, alla ricerca di un vantaggio”.

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