Super Mario, anche se e’ un centro gravitazionale, finisce qui’, aspetta il Quirinale?

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Draghi
(foto governo.it)

Anche i super huomini hanno dei limiti, otre i quali non possono andare. Il tiro incrociato dei partiti arresta l’azione del premier. Dalla riforma delle pensioni, al taglio delle tasse, fino alle tante discusse liberalizzazioni. I progetti sono tutti fermi. Una sorta di stallo per i principali dossier. Tutti bloccati dal fuoco incrociato di diverse visioni della società. E’ anche vero che Draghi ha chiesto ai suoi ministri di accelerare sull’impiego dei fondi Ue e che sta preparando una relazione dove darà i voti alla sua squadra. Che nel complesso sarà positiva, perché ha attirato come se fosse una sorta di centro gravitazionale molto dei suoi ministri a lui, staccandoli dai rispettivi partiti. Che ovviamente non hanno gradito, e che continuano pur in difficoltà per essere attraversati da onde centrifughe, ad alzare la posta. Del resto si avvicinano gli appuntamenti cruciali, elezione del nuovo capo dello Stato, con annessa prosecuzione della legislatura o meno. L’avventura di Draghi come premier è arrivata dove doveva arrivare. Draghi ha centrato in pieno i due obiettivi che il presidente Mattarella gli aveva assegnato, bloccare il dilagare dell’epidemia e rassicurare l’Europa sul fatto che avremmo saputo gestire quella montagna di soldi che il recovery plan ci aveva assegnato. Draghi ha anche provato a fare di più, ma ha capito che non era aria data l’incompatibilità tra i partiti della maggioranza che sostengono il suo governo. O meglio, ha sì impostato una rivoluzione, ma rimandando la sua attuazione nel tempo, a tempi migliori, e forse a leader diversi da lui. I partiti tirano un sospiro di sollievo, ogni passo in più rischiava di procurare lacerazioni interne che avrebbero potuto portare ad una crisi di governo, che nessuno intendeva intestarsi. Draghi agli italiani piace più di qualsiasi altro leader. Questo è appurato. Cosa farà ora Draghi, la più probabile è che punti alla presidenza della Repubblica. Comunque da qui alla nomina del prossimo capo dello Stato, poco avverrà a livello governativo. C’è la legge di bilancio da approvare, ma quello è un compito del Parlamento. Quello che si può supporre e’ che lo stesso Draghi abbia capito che con una maggioranza di emergenza che comprende sinistra, destra ed un centro tutt’altro che rassegnato ad un ruolo di comprimario, non si può fare grande strada sulle riforme.

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