Sondaggio, gli Italiani per Draghi o Berlusconi. Ma come dice Polito servirebbe il “metodo”

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Draghi
(foto governo.it)

Di Quirinale ormai si parla tutti i giorni ed i candidati fioriscono o meglio rifioriscono. Si va da Amato, ripescato oggi dal Corriere, magari come presidente a tempo. Cosa vuol dire poi? Se uno viene eletto basta, per potere bene operare non deve avere termini o scadenze. Ieri lo stesso Corriere aveva riesumato anche “Pierfubi”, ovvero quel Casini oggi in Parlamento con i voti del Pd ed ieri presidente della Camera con quelli del centrodestra. Poi c’è la carta donna, la Cartabia, con il Pd che preferirebbe Rosy Bindi. Nella discreta confusione regnante un sondaggio dice che gli Italiani, vorrebbero o Draghi o Berlsconi. Il primo con il 30% delle preferenze, il secondo con il 14%. Tutti gli altri , compresi i candidati di sinistra, con percentuali irrisorie. Tra i tanti pretendenti a succedere a Sergio Mattarella, solo uno finora ha avuto il coraggio di metterci la faccia, Silvio Berlusconi. La sinistra all’inizio ci ha riso sopra, adesso inizia a temerlo. Il fatto è che la sinistra, dem in testa, ambisce a scegliere al proprio interno il capo dello Stato, prassi che ormai ritengono consolidata. Insomma puntano a piantare una nuova ramoscello di Ulivo nei giardini del Quirinale. Però oggi come non mai nessuno, né’ centro destra né centro sinistra ha i numeri, ed al massimo potrebbe eleggere un presidente stiracchiato, dopo innumerevoli giri a vuoto. Argutamente Antonio Polito in un fondo sul Corriere va a fondo del problema che dovrebbero porsi tutti gli ipocriti. Che riparandosi dietro la tanta usata espressione “per il bene del Paese”, proseguono nei loro giochi politici. Non forieri certo del “bene del Paese”. Tutti stimano Draghi, al punto di volerlo tenere al governo fino al 2023, e forse anche oltre, ma senza Quirinale. Forse perché è troppo bravo ed indipendente? Poi gli stessi partiti che vorrebbero congelarlo al governo sarebbero pronti a fargli ballare la samba nell’ultimo anno, vista la scadenza naturale della legislatura, con inevitabile regolamento dei conti. I partiti cominciano a temere proprio Draghi e la sua leadership, che diventerebbe enorme con la sua ascesa al Colle. Ma il coro dei contrari a Draghi, seppur con nobili quanto confuse argomentazioni, dovrebbe lasciarsi guidare dalla Costituzione (spesso presa a noleggio, solo quando fa comodo), nella quale si può trovare una precisa “job description”, del lavoro del presidente, che non è una mera carica di notifica. E c’è un elenco delle cose che ci si aspetta da chi viene chiamato al servizio dell Repubblica. Il più alto,va ricordato, una cosa è essere premier e tutt’altra cosa essere il capo dello Stato. Come ricorda Polito il primo “skill” richiesto è quello di “rappresentare l’unità nazionale”. Così recita l’articolo 87 della Costituzione. Il che comporta una cosa ben precisa. Il presidente non deve dividere il Paese. Deve esserci un collante e per poterci riuscire e’ richiesto che sia il più possibile super partes, presidente di tutti, perché da tutti riconosciuto come rappresentante della nazione. Verrà dunque il momento che il coro che vuole tenere fuori dal QuirinaleDraghi. avrà anche l’onere di dire come intende portare al Colle un presidente che abbia il consenso per svolgere al meglio il lavoro richiestogli dalla Costituzione. Conclusione, quello che servirebbe oggi, più che mai, è impegnarsi su un metodoe non su un nome.

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