clima cop 26
(foto account Facebook Worldfishnews)

La COP26 chiude battenti, almeno per il 2021, ancora tra blablabla e un accordo così debole da definirsi ‘annacquato’. E arrivederci all’anno prossimo

Tutte le 197 nazioni presenti hanno firmato l’accordo sul clima nella giornata di sabato 13 novembre alla COP26. E indubbiamente il riferimento al ruolo dei combustibili fossili nella crisi climatica è stato senza precedenti. Ma purtroppo le obiezioni dell’India, durate 11 ore, hanno ‘annacquato’ il testo di accordo sulla riduzione dell’uso del carbone. Sono anni che si cerca di fare il processo ai combustibili fossili come principale causa della crisi climatica. Finora ogni opzione è stata un fallimento. Questa di oggi, lo sappiamo tutti (mentre Greta Thunberg lo grida planetariamente) è l’ultima chiamata, ‘the last call’. Il carbone è la principale fonte di gas serra e la sua graduale eliminazione è stata innanzitutto la priorità, la chiave dei discorsi del presidente della COP26, Alok Sharma.

Emissioni

Nonostante questi progressi, il testo non riflette l’urgenza espressa dagli scienziati internazionali nel loro rapporto ONU sul clima “codice rosso per l’umanità“ pubblicato ad agosto 2021. Piuttosto, rinvia al prossimo anno ulteriori azioni per ridurre le emissioni di combustibili fossili. Mentre il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha riferito che il mondo ha bisogno di dimezzare le emissioni nel prossimo decennio. Dopo due lunghe settimane, e dopo i colloqui della maratona andata avanti fino alla tarda notte di venerdì, Sharma ha formalizzato l’accordo usando colpi di martelletto. Ha presentato oralmente l’emendamento richiesto dall’India, modificando il testo in una graduale “riduzione” del carbone anziché in una graduale “eliminazione”. In sostanza si arriverebbe a emissioni zero solo entro la metà del nostro secolo. Una condizione ritenuta da molti troppo vaga.

Compromesso

L’altro cardine importantissimo su cui si è discusso per le due settimane di COP26 è stato il mantenimento di +1,5 ° C di riscaldamento globale del Pianeta. Un livello sopra a quello pre-industriale che gli scienziati affermano essere il limite fondamentale ultimo per evitare il peggioramento degli impatti della crisi climatica e il conseguente catastrofico cambiamento climatico. Sebbene questa bozza definitiva uscita dagli accordi della COP26 sia ritenuta debole, i 197 Paesi partecipanti hanno deciso di portala avanti fino al prossimo anno. Quando si riuniranno di nuovo per capire a che stato dell’arte saranno giunte le azioni a beneficio del ‘not-climate-change’ di tutti i governi interessati. Benché tutti dichiarino di volere essere più ambiziosi nella sfida climatica i fatti poi parlano un altro linguaggio. Ad esempio pesa molto l’assenza di un impegno certo sui fondi da 100 miliardi ai paesi più vulnerabili. Anche il fondo chiamato ‘loss and damage’, in aiuto dei paesi più poveri per affrontare le conseguenze del climate change non è giunto a buon fine. Il compromesso finale è dunque una riunione plenaria l’anno, da qui al 2024, per essere certi di raggiungere i goal prefissati entro almeno il 2030.