Draghi testimonial
(foto governo.it)

Mai come in questi frenetici giorni nei quali si avvicina sempre di più l’appuntamento decisivo per la corsa al Colle il Palazzo assomiglia ad una torre di Babele. “Con Draghi al Colle si va subito a votare”, minaccia Forza Italia, una sorta di avvertimento al Pd, o almeno a quella parte che, dopo la rinuncia, pare definitiva di Mattarella (anche se in politica mai dire mai, come ricordava giorni fa Paolo Mieli sul Corriere Paolo Mieli, ricordando la figura di Sant’Ambrogio), per disperazione pensa di candidare il premier. Candidato però buono solo alla prima botta, ovvero accetterebbe solo se l’elezione avvenisse al primo turno con maggioranza qualificata come successe con Cossiga e Ciampi, ed anche con la conferma di Napolitano. C’è però un altro pezzo di Pd che tifa per Berlusconi nel senso che vorrebbe la sua candidatura per potergli contrapporre un propio rappresentane, e poi magari mediare a partire dalla quarta votazione a maggioranza semplice. Ma sarebbe il modo per aprire una sorta di Superenalotto, dalla quale la politica potrebbe rimanerne travolta. Anche perché i nomi che si fanno non sono certo irresistibili, da Casini a Pera ed Amato per passare alla rossa Finocchiaro. Tutta gente senza grande appeal internazionale, poco conosciuti al grande pubblico, e che di più dovrebbe vedersela con un premier ben più stimato sia dagli italiani che dai salotti mondiali dell’eventuale fortunato. Il fuoco di sbarramento nei confronti di Draghi non è legato, tanto al tema della durata della legislatura, quanto ad un fattore assai più delicato. Il Pd Bettini spiegava “Serve un sussulto della politica”, cioè il primato dei partiti, che temono un definitivo commissariamento se l’ex presidente della Bce dovesse andare al Quirinale. E’ materia molto sensibile nei vari abboccamenti tra i vari leader. Ma anche quelli che vorrebbero riconoscere il primato sono costretti a riconoscere che l’accordo non c’è e non si sa quando eventualmente potrebbe arrivare mettendo sotto la luce popolare proprio la crisi profonda di una politica affidata a leader non certo irresistibili. Insomma Draghi potrebbe infine salire al Colle caminando sulle loro macerie, magari per disperazione, anche se non al primo voto. Sarebbe quello sì una vera debacle. Tanto meglio per tutti sarebbe votare subito Draghi senza se e senza ma, anche perché non esistono nell’attuale panorama uomini meglio di lui. E sarebbe certamente il più gradito agli italiani. La notizia sarebbe accolta anche dal favore internazionale al completo. Perché allora tante esitazioni?