Draghi “sguardo al Colle”, il Cav non molla, Letta ripesca Amato e Mattarella?

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(foto alljengi da flickr.com)

La corsa al Colle si fa sempre più intricata, anche se al momento, il favorito rimane Mario Draghi. Nel suo discorso alle Camere è sembrato volgere uno sguardo al Colle. Ha trasmesso una sensazione di disimpegno dalle vicende politiche in attesa di gennaio, eludendo scelte complicate e divisive. Il basso tasso di intensità utilizzato, e le scelte del premier non sono mai casuali, è apparso a molti osservatori come una sorta di messaggio ai limiti del disimpegno, che in relazione al momento che di appuntamenti cruciali e perciò divisivi, con una maggioranza così eterogenea, ne ha tanti. Ma Berlusconi non molla ed affina la sua strategia chiamando a raccolta le sue truppe. Bisogna vedere fino a che punto lo seguiranno. Il CV potrebbe essere il primo ostacolo per Draghi. Per il premier infatti dovrebbe scattare un’operazione a colpo sicuro. Non può essere un candidato da impallinare. La conseguenza sarebbe non solo una crisi dellA politica ma delle istituzioni. Con tanto di riflessi internazionali, proprio nel momento in cui l’Italia sta mostrando segni di ripresa. Silvio però mostra sicurezza, ai voti penso io. Voi, ovvero Giorgia e Matteo, pensate ai vostri, “fatemi provare”. La strategia è di votare scheda bianca alle prime tre votazioni, dove esiste il quorum dei due terzi, per passare all’offensiva dal quarto scrutinio. Se venissero a mancare i voti del centrodestra, si aprirebbe per la coalizione un problema di non poco conto. Verificarlo sarà semplice con le tecniche di voto. Basterà per scoprirlo che i “Silvio Berlusconi” nelle urne non corrispondono al numero dei grandi elettori azzurri, che i “Berlusconi Silvio” a quelli dei leghisti, e che i “S. Berlusconi” a quelli della Meloni, per tirare i conti. Sull’altra sponda Letta fa sentire la sua voce, e sembra esser passato da Gentiloni e dalla Finocchiaro al nome più appetibile alla destra di Giuliano Amato. Del resto almeno un po’ di rosso c’è l’ha essendo entrato in Parlamento nell’83 con Bettino Craxi. Oggi Amato e’ giudice costituzionale e tra poche settimane, salvo sorprese, sarà presidente della Consulta. Nel frattempo ha ricoperto ogni possibile incarico istituzionale. E dorae a lui pensava Letta quando ha detto che “dobbiamo continuare con i presidenti istituzionali”. Infine c’e ancora Mattarella, andato, da Papa si dice in visita di congedo. Lungo colloquio e scambio di doni, ma nel comunicato ufficiale manca la parola congedo. Forse Francesco spera che più di un d’odio si un arrivederci?

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