Draghi non si candida ma si propone per il Colle. Ora rotta per il Quirinale

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(foto governo.it)

La scelta di Super Mario che da allievo dei gesuiti e da attento conoscitore della politica e della sua su storia ben sa che al Qurinale non ci si candida da, ma semmai si e’ candidati. Lo sanno bene quelli che ci hanno provato in proprio da Fanfani ad Andreotti o Forlani, che pure aveva l’appoggio, oltre che della sua Dc, anche dei socialisti di Craxi. Tutto è contenuto nelle sue parole:”Il lavoro può continuare indipendentemente da chi sarà premier. Il mio destino non conta, sono un nonno al servizio delle istituzione”. Ancora “l’importante è vivere il presente”, senza chiedersi che cosa c’è nel futuro”. Draghi ha poi tirato le somme dell’attività del suo governo e ha ricordato che la legislatura deve proseguire con il contributo di tutti. Quello che non ha detto, ma che pensa e lo dice con alcuni suoi collaboratori, è che stare lì’ un altro anno non avrebbe senso. Con i partiti interessati solo al voto e a come cecare di incrementare la spesa pubblica per compiacere i propri elettori. Sarebbe uno stillicidio dal quale perfino uno come lui uscirebbe dimensionato. È tempo di fare un passo avanti, anzi in alto, rotta Qurinale. Nella conferenza stampa di oggi è stato attento, come un campione di slalom, ad deludere trabocchetti, di chi avrebbe voluto sentire parole più esplicite. Insomma il più è stato fatto, ora tocca a tutti, a tutto il paese, proseguire sulla strada giusta, magari sotto la sua regia dal Colle. La palla passa ai partiti che dovranno decidere, e di strade ne hanno poche. Per non fare una pessima figura e magari essere costretti a chiamare Draghi dopo essersi lacerati in inutili votazioni, dichiarando contemporaneamente il loro fallimento, farebbero meglio a candidare insieme Draghi alla prima votazione, come è avvenuto in passato per Cossiga e Ciampi. Rimane il problema, se tale può definirsi di Berlusconi, che molto difficilmente potrebbe riuscire nella sua impresa, che lacererebbe il paese. Ma forse il suo vero intento, se il Cav ha mantenuto la lucidità dei tempi d’oro, e’ semplicemente quello di tenere per ora unito il centrodestra per poi porsi, con i maggiori numeri sulla carta, da King maker dello stesso Draghi. Sperando poi di essere fatto, magari insieme al suo rivale del ventennio Prodi, senatore a vita. Quando Draghi dice di esser un “nonno al servizio delle istituzione” dice tutto. E se non dovesse diventare il “nonno” del paese e si vedesse costretto a finire nel tritacarne dei partiti, che sarebbe ancora più lacerati, da votazioni divisive, potrebbe fare il Cincinnato, salutando tutti e togliendo il disturbo. Tanto uno come lui non andrà mai in pensione e non avrebbe problemi a trovare una nuova occupazione politica o no che sia. Certo una volta che l’Italia ne ha trovato uno buono, sarebbe dura spiegare agli italiani, che i partiti non se lo sono voluto tenere, per la la loro ingordigia.

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