Draghi, sono un nonno al servizio delle istituzioni. Il mio destino personale non conta

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Draghi
(foto governo.it)

“Sono un nonno al servizio delle istituzioni”. Mario Draghi fa professione di modestia e non scopre le eventuali carte per la corsa al Quirinale. Alla conferenza stampa di fine anno il premier dice: “Il mio destino personale non conta assolutamente niente, non ho particolari aspirazioni di un tipo o di un altro”. Il governo, “sostenuto e protetto da questa ampia maggioranza ha cercato di fare il meglio possibile”, sostiene il presidente del Consiglio, che comunque lascia varie porte aperte quando chiosa: “Il governo avanti indipendentemente da chi ci sarà. L’Italia ha tutto per tornare a crescere”.

Obiettivi

Draghi sottolinea: “Abbiamo reso l’Italia uno dei Paesi più vaccinati del mondo. A abbiamo consegnato in tempo il PNRR e abbiamo conseguito i 51 obiettivi concordati con la Commissione UE. Abbiamo creato le condizioni perché il lavoro sul PNRR continui, indipendentemente da chi ci sarà. L’importante è che il governo sia sostenuto da una maggioranza il più ampia possibile, che voglio ringraziare”. L’esecutivo “resta pronto a sostenere l’economia in caso di rallentamento. La sfida principale – precisa Draghi – resta quella di far aumentare il tasso di crescita nel lungo periodo e risolvere le disuguaglianze strutturali”.

Mattarella

In ogni caso, “il governo è un governo parlamentare. Questo è quello che prevede la Costituzione. Il Presidente della Repubblica non è tanto un notaio, quanto un garante. L’esempio di Mattarella è la migliore guida all’interpretazione del ruolo del Presidente della Repubblica: ha garantito l’unità nazionale. Dall’unità nazionale è venuta una maggioranza ampia che ha sostenuto la forza di questo governo”. La manovra è “progressiva, equilibrata, dà tanto agli investimenti e a chi ha meno”. “Quest’anno è stato un anno di grandi problemi, di grandi sfide – ha notato Draghi – eppure gli italiani hanno reagito in maniera straordinaria. Gli italiani hanno detto quanto tengano alla stabilità politica. Per partiti politici con idee così diverse non è facile lavorare insieme. Ci sono riusciti, perché hanno capito che gli italiani vogliono questo”.

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