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venerdì, 19 Agosto 2022

Bisnonno contro nonno, ma Draghi dovrebbe farcela se non alla prima dalla quarta votazione. E’ l’unico che può evitare elezioni

Sic stantibus rebus Droghi dovrebbe farcela. Se non alla prima alla quarta o quinta votazione, ma sempre con largo consenso. La politica ha una sua logica. Ad un uomo come lui, stimato internazionalmente e da tutto il paese non si può dire di no. Il rischio, come da lui esplicitato ieri nella conferenza stampa di fine anno (la Meloni argutamente ha detto che sembrava più una conferenza stampa di fine mandato che di fine d’anno) e’ che l’Italia lo perda anche per il governo. Infatti lo stesso premier ha invitato i partiti ad essere uniti nelle prossime votazioni. Perché se si spaccano ne risentirebbe inevitabilmente anche il governo. Con lui al Colle invece ha assicurato, per quel che gli è possibile, che la legislatura giungera’ al suo termine naturale nel 2023. Lo scenario che si apre almeno nell’immediato e’ del bisnonno che testardamente si oppone al nonno. Al nonno al servizio delle istituzioni, come si è autodefinito lo stesso premier, testardamente continua ad opporsi il bisnonno Berlusconi. Il Cav ha raggiunto questo traguardo grazie ad Olivia, appena nata e figlia della della figlia del figlio Piersilvio. Una divertente coincidenza parentale che rappresenta anche il primo nodo politico nella corsa al Colle. Per ora Berlusconi rimane in campo per contarsi alla quarta votazione quirinalizia a maggioranza semplice. È difficile che Salvini e la Meloni, almeno di un accordo benedetto dallo stesso Cav, convergano su Draghi nei primi tre scrutini che richiedono una maggioranza dei due terzi, pena una spaccatura probabilmente irreparabile del centrodestra. Spaccatura che però potrebbe avvenire comunque se i conti non torneranno a Berlusconi, cioè se vedrà i suoi voti inferirori a quelli che sulla carta dovrebbero essere. Un partita a poker tra bluff e rilanci. Con centrodestra e centrosinistra che se non troveranno subito l’intesa, e potrebbero trovarla al momento solo su Draghi, potrebbero anche sprofondare nell’abisso di una crisi non solo politica ma istituzionale. E magari si vedrebbero costretti a chiamare in extremis proprio Draghi dopo le prime votazioni andate a vuoto. Il Pd non ha ancora scelto ma se dovesse andare alla conta con Berlusconi e’ probabile che come candidato di bandiera sceglierebbe la Finocchiaro, con la speranza di un mezzo miracolo nelle urne. Il Corriere si è anche impegnato a stilare una lunga lista di aspiranti, tra impalpabili e comunquem poco conosciuti dalla maggioranza degli italiani, nonostante qualcuno ricopra incarichi prestigiosi, Si va da Romano Prodi, l’unico veramente conosciuto ma divisivo quanto il Cav, a Pera, Letizia Moratti, Gianni Letta, Maria Elisabetta Casellatti, presidente del Senato, Giuliano Amato, Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Guerini, Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Marta Cartabia, Paolo Severino, Casini, Sabino Cassese e da ultimo, ma non per forza l’ultimo, Francesco Rutelli. E’ possibile che i partiti trovino una convergenza maggioritaria su uno, o magari un’altro, di questi nomi? Non impossibile ma certo molto, molto difficile. La rotta per il Colle sembra segnata, al di là delle singole aspirazioni. È segnata da un Mario Draghi che e’ sceso in campo. Del resto lo aveva annunciato, anche se all’epoca sembrava una battuta, la moglie del premier, parlando con il gestore dell’Antica Roma, un ristorante di viale Parioli, di fronte all’abitazione di Draghi, “ci prepariamo per andare al Quirinale”.

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