Draghi si chiama Mario e non Maria, ma e’ al lavoro per cercare suo sostituto

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Draghi
(foto governo.it)

Uno scenario inedito. Per la prima volta abbiamo due candidati ufficiosi per il Colle. Normalmente più si ambisce alla suprema carica più si tace, visto che il voto non dipende direttamente dal popolo ma dai grandi elettori. Naturalmente qualche eccezione c’è stata ma è sempre andata male ai veri Fanfani, Andreotti, Forlani. I cosiddetti outsider, gente per lo più sconosciuta alla maggioranza degli italiani che si è fatta le ossa in Parlamento sperano che la regola si ripeti. Ci sono uomini come Casini ed Amato, vecchi volpi della prima Repubblica, e donne come la Cartabia, Severino e Alberti Casellati. Soprattutto i dem e il M5S sembrano puntare proprio su una donna, tanto per sbarrare il campo ai due big, Draghi e Berlusconi. Ora è vero che il premier si chiama Mario e non Maria, ma qualche merito lo ha, è l’uomo internazionalmente più stimato. Ed è molto apprezzato dalla maggioranza degli italiani, che se lo dovessero votare direttamente lo incoronerebbero con oltre il 70% dei consensi qualunque avversario avesse. Draghi ben lo sa e per questo lavora anche per non spaccare il paese. Con lui al Quirinale ci sarebbero le più alte possibilità di finire la legislatura nel 2023 ed a evitare le elezioni anticipate, tanto osteggiate quante sperate da qualcuno in Parlamento. I partiti tanto di sinistra che di destra non vorrebbero Draghi, non ne possono più del suo strapotere da qualche tempo. Mandarlo al Quirinale sarebbe per loro ingoiare una pillola amara. Draghi lo sa e li ha quasi sfidati pubblicamente, nella sua conferenza stampa di fine anno, ad accordarsi su un altro nome, immaginando che non ci riusciranno e si vedranno costretto a chiamarlo per il “grande sacrificio”. Chissà perché si dica così nonostante che chi è arriva al Quirinale sembra improvvisamente ringiovanire di almeno dieci anni. Draghi sotto sotto minaccia anche di abbandonare tutta la baracca in caso di mancata nomina. Sarebbe un bel guaio, come spiegarlo agli italiani da parte dei partiti? Ada oggi l’ex banchiere e’ molto vicino a vincere la sua partita. Lo stesso Berlusconi alla fine potrebbe fare il King maker di Draghi, che è anche l’unico che può conferire ad una donna o ad un uomo, di destra a un tempo l’incarico di formare un governo con l’indispensabile copertura internazionale. Per la destra dunque il male minore, con Berlusconi scoppierebbe un vero casino con proposte di impecheament ancora prima del giuramento. A contrastare la marcia di Draghi sembrerebbero solo solo i suoi amici, l’alta finanza e la comunità internazionale, che si esprimono attraverso articoli sulla stampa estera. Per motivi tattici, o perché qualcuno troppo legato alla sinistra? Il fatto è che la candidatura di Draghi è doppia. Lui al Quirinale e sempre lui a palazzo Chigi, attraverso un suo fidato. Per esempio l’attuale ministro dell’Economia, Daniele Franco, una sorta di alter ego. Fa paura? Ma c’è anche chi pensa che l’alta finanza mondiale che lo prega in ginocchio di restare a palazzo Chigi, in realtà lo faccia per dargli una mano ad avere la moglie ubriaca e la botte piena.

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