Puzzle Quirinale: la risposta del Pd al centrodestra, “Nel 2022 proporre Berlusconi? No grazie…”

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Alimonte
(Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“La figura più divisiva che possa esserci, se guardiamo alla storia degli ultimi 25 anni”. Questo è Berlusconi per il Pd e questa è in sintesi la risposta di Enrico Letta al centrodestra che ha proposto per il Quirinale il nome del presidente di Forza Italia.

Una risposta negativa a Salvini e Meloni che ieri hanno messo nero su bianco quella candidatura, sia pure invitandola a “sciogliere la riserva” e a confermare così di voler davvero aspirare alla carica più alta della Repubblica (tradotto: il Cavaliere ci faccia sapere se il suo ‘scouting’ tra i 1009 Grandi elettori per arrivare a quota 505 dalla quarta votazione potrebbe essere coronato da successo…). “La notizia della candidatura di Silvio Berlusconi da parte del centrodestra, una proposta fatta nel 2022, ha fatto il giro del mondo, ma voglio che sia chiaro a tutti: il centrodestra – ha affermato il segretario Pd – non ha nessun diritto di precedenza nella scelta del candidato alla presidenza della Repubblica”. “Non ha nessun diritto di prelazione, nessuno ha la maggioranza assoluta, non ce l’abbiamo noi ma neanche loro. Si è confuso un atteggiamento rispettoso da parte nostra con un diritto che non c’è”. “La scelta del centrodestra è profondamente sbagliata, così come la tattica dello ‘scoiattolo’, inadeguata per i tempi che stiamo vivendo”. Il segretario dem ha bocciato l’ipotesi Berlusconi e ha ottenuto dalla direzione del partito un mandato pieno per le trattative sul Quirinale. Mandato che eserciterà insieme alle due capogruppo.

La proposta di Letta è perchè la scelta del successore di Mattarella ricada su un candidato “istituzionale e super partes” che sia garanzia per tutti. Un nome da ricercare con un accordo tra tutte le forze dell’attuale maggioranza (con uno sguardo anche ai centristi). Per Letta un identi-kit che non corrisponde per niente al presidente di Forza Italia. E da accompagnare con un “patto di legislatura”, fino al 2023, tra i partiti che appoggiano il governo Draghi per completare le riforme e proteggere così l’esecutivo guidato dall’ex-numero uno della Bce; un Draghi che è meglio – ha sottolineato il segretario dem – resti a Palazzo Chigi. A dieci giorni dal primo voto nella corsa al Colle Letta ha confermato tutto il suo stupore e la sua delusione per l’indicazione venuta dal centrodestra. come aveva già fatto trapelare ieri dopo il vertice Berlusconi-Salvini-Meloni a Villa Grande. E soprattutto ha calcato la mano nella critica ad una candidatura… ‘anacronistica’, ma è un eufemismo, che – ha detto con ironia – in questo 2022 ha reso l’elezione del capo dello stato “una notizia che va al di là dei confini nazionali” e destato l’interesse mediatico di tutto il mondo. “Ci chiedono commenti da tutti giornali e media internazionali…”.

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