Il Cav lascia tutti col fiato sospeso. Salvini incontra Conte. Il doppio nodo Quirinale-Chigi

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(foto Egiglia da commons.wikimedia.org)

Il Cav tiene tutti col fiato sospeso. Sembra che non intenda sciogliere la riserva – se candidarsi o meno al Colle – prima di domenica, cioè alla vigilia della prima chiama del voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

Ancora nessun secondo vertice del centrodestra dunque primitivamente annunciato per oggi o domani proprio da Berlusconi, Salvini e Meloni al termine della prima riunione a Villa Grande lo scorso 14 gennaio. Il fondatore di Forza Italia è arroccato ad Arcore e non lascia trapelare nulla se non l’impegno, molto vago in questa fase, a non deludere i suoi sostenitori. Sgarbi, che lo ha aiutato a sondare decine di Grandi elettori incerti, lascia capire che il Cav potrebbe anche rinunciare, se si convince di non poter raccogliere i 505 voti necessari all’elezione nella quarta votazione, e quindi sciogliere negativamente la riserva per poi fare lui il nome del candidato del centrodestra.

Ma sono tutte supposizioni. Solo Berlusconi sa quando e se scendere a Roma per l’ultima mossa. Il clima politico ovviamente è surriscaldato ma resta dominato da un sostanziale stallo in cui, aspettando il Cavaliere, il centrosinistra, con Letta, comincia a frenare su questo eventuale secondo nome che potrebbe essere avanzato dall’altra metà del Parlamento: “Il candidato deve essere di alto profilo, super partes, non del centrodestra” ha scandito il segretario dem ribadendo che Berlusconi deve farsi da parte per consentire ai due schieramenti di mettersi d’accordo su un nome “condiviso”.

Salvini e Meloni devono quindi aspettare ma non lo fanno certo con le mani in mano. La più inquieta è la leader di Fratelli d’Italia che morde il freno: “Ancora non è stato convocato nessun vertice del centrodestra, spero sia calendarizzato nelle prossime ore altrimenti lo chiederò io”. Salvini ha incontrato Giuseppe Conte per un’ora. Un incontro “cordiale” (dopo gli scontri al calor bianco del 2019) in cui il leader della Lega ha ribadito l’unità del centrodestra. Non sarebbe stato fatto nessun nome. E un motivo ci sarebbe: secondo fonti grilline nel faccia a faccia il presidente del M5s avrebbe infatti messo sul tavolo il problema dell’abbinamento Quirinale-Chigi, nel senso che l’auspicato accordo tra i due schieramenti non dovrebbe limitarsi a individuare il nome per il Colle ma anche come risolvere il problema del nuovo governo, specialmente se al Quirinale andasse Draghi. Questione delicata e difficilissima da risolvere. Intanto, visto la stallo, nel borsino del toto-Quirinale non ci sono grosse variazioni. I nomi sono sempre gli stessi, da Mattarella (rielezione, nonostante i suoi ripetuti no ad un bis) a Mario Draghi, da Berlusconi a Amato, da Cartabia a Casini, da Casellati a Gentiloni ecc. Salgono comunque quelle di Draghi, che resta il favorito, anche per l’endorsement della grande stampa internazionale, dal Financial Times al New York Times che non ci capacitano come l’Italia esiti a giocare la carta del suo nome, un nome prestigioso, per il Quirinale…

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