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venerdì, 9 Dicembre 2022

Ratzinger: “Ho colpe, chiedo perdono ma non sono un bugiardo”

In risposta al rapporto sugli abusi sessuali nei confronti dei minori avvenuti nell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, da lui retta dal 1977 al 1982, Benedetto XVI ha scritto e fatto pubblicare una lettera che appare come una sorta di testamento spirituale.

“Presto sarò di fronte al giudice ultimo e ho l’animo lieto” scrive Ratzinger dopo un esame di coscienza “da cristiano che è stato capo della Chiesa”. Nella lettera-confessione il papa emerito dice di provare vergogna e dolore per la pedofilia del clero, parla di sua “grandissima colpa” e chiede perdono. Ma sulle coperture di cui è accusato, che i suoi periti in un testo allegato alla lettera smentiscono in modo articolato, assicura di non essere un “bugiardo”.

Ratzinger non ha coperto un prete pedofilo – uno dei quattro casi che gli sono stati contestati – e non era a conoscenza del fatto che fosse un abusatore nè che fosse inserito nell’attività pastorale. Sul caso in questione, spiega il papa emerito, “è avvenuta una svista riguardo alla mia partecipazione alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980. Questo errore, che purtroppo si è verificato, non è stato intenzionalmente voluto e spero sia scusabile”. Aggiunge di essere stato “profondamente colpito che la svista sia stata utilizzata per dubitare della mia veridicità, e addirittura per presentarmi come bugiardo”. “Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale – scrive Ratzinger – è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso”. 

Sulle contestazioni specifiche relative agli abusi verificatisi nella diocesi bavarese “Il cardinale Ratzinger, al contrario di quanto da lui sostenuto nella memoria redatta in risposta ai periti – è la contestazione – era presente alla riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980 nella quale si parlò del sacerdote X e avrebbe impiegato questo sacerdote nell’attività pastorale, pur essendo a conoscenza degli abusi da lui commessi, e con ciò avrebbe coperto i suoi abusi sessuali”. Ma questo “non corrisponde al vero”: Ratzinger non era a conoscenza né del fatto che il sacerdote X fosse un abusatore, né che fosse inserito nell’attività pastorale. Gli atti mostrano che nella riunione dell’Ordinariato del 15 gennaio 1980 non si decise l’impiego del sacerdote X per un’attività pastorale. Gli atti mostrano anche che nella riunione in questione non si trattò del fatto che il sacerdote aveva commesso abusi sessuali. Si trattò esclusivamente della sistemazione del giovane sacerdote X a Monaco di Baviera, perché lì doveva sottoporsi a una terapia. Si corrispose a questa richiesta. Durante la riunione non venne menzionato il motivo della terapia. Nella riunione non venne perciò deciso di impiegare l’abusatore in alcuna attività pastorale.

La conclusione della missiva del papa emerito è questa: “Ben presto mi troverò di fronte al giudice ultimo della mia vita. Anche se nel guardare indietro alla mia lunga vita posso avere tanto motivo di spavento e paura, sono comunque con l’animo lieto perché confido fermamente che il Signore non è solo il giudice giusto, ma al contempo l’amico e il fratello che ha già patito egli stesso le mie insufficienze e perciò, in quanto giudice, è al contempo mio avvocato”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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