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domenica, 3 Luglio 2022

Droni, governo italiano esercita “golden power” per stoppare passaggio ai cinesi di azienda di Pordenone

Il governo italiano usa il “golden power” per evitare che un’azienda produttrice di droni di Pordenone finisca in mani cinesi. La mossa di Palazzo Chigi, a seguito di indagini della Guardia di Finanza, è stata resa nota dall’agenzia Reuters. Si tratta di Alpi Aviation, creata nel 1999 da Corrado Rusalen, pilota istruttore con 8 mila ore di volo. La sede principale si trova a Pordenone, vicino all’aeroporto LIKL “La Comina”, e una filiale in Croazia. Alpi Aviation ha venduto più di 1.000 velivoli in 31 paesi.

Intelligence

Tra i suoi prodotti lo Strix-DF, un drone che supporta operazioni tattiche e forze speciali, fornendo “sorveglianza aerea e dati di intelligence negli ambienti urbani in tutte le condizioni di luce”. Nel 2018 l’azienda sarebbe passata sotto il controllo di una società di Hong Kong, a sua volta riconducibile ad aziende statali cinesi. Palazzo Chigi ha deciso di esercitare il “golden power”, che ha lo scopo di salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori strategici e di interesse nazionale. Si tratta, in particolare, di poteri esercitabili nei settori della difesa e della sicurezza, nonché su attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

Know how

L’azienda era già finita al centro di un’inchiesta della GdF con riferimento a una presunta violazione dell’embargo internazionale nei confronti dell’Iran. Successivamente, a settembre del 2021, una denuncia avrebbe coinvolto 3 manager italiani e 3 cinesi, per non aver rispettato le norme di legge che prevedono una preventiva informazione delle autorità su di una simile vendita. Secondo le Fiamme Gialle “l’acquisto del 75% della società italiana non aveva scopi di investimento ma, esclusivamente, l’acquisizione del suo know how tecnologico e produttivo, anche militare”. Con “progetti per il trasferimento nella Repubblica Popolare Cinese. Pianificando una delocalizzazione della struttura produttiva aziendale nel polo tecnologico di Wuxi, città-laboratorio dell’intelligenza artificiale cinese”, a circa 130 chilometri a nord-ovest di Shanghai.

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