Draghi e la domanda delle domande: “Volete la pace o il condizionatore acceso?”

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(foto profilo FB Palazzo Chigi-Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Per ora non si parla di razionamento dell’energia perchè con le riserve stoccate, in caso di blocco all’import del gas russo, “siamo coperti fino a metà ottobre”. Ma dopo?

Se non finisce la guerra in Ucraina scatenata dall’aggressione russa cosa deciderebbero gli italiani nel caso fossero posti di fronte al dilemma tra “la pace e i termosifoni e/o condizionatori accesi”? La domanda, senza giri di parole, se l’è posta e l’ha posta il premier Mario Draghi in risposta ad un giornalista che gli chiedeva lumi sull’ipotesi di embargo del gas di Putin. E’ successo nella conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato all’unanimità il Def, il documento di economia e finanza.

Una domanda essenziale che pochi hanno il coraggio di porre (nella sua, come dire, brutalità) ma che è dietro ogni ragionamento o riflessione nel dibattito in corso sulla guerra. Perchè è opinione diffusa che i costi della pace sarebbero o potrebbero essere molto alti per milioni di italiani: sacrifici enormi in termini economici e sociali, e forse accompagnati anche da mutamenti politici, per un paese già colpito dalla pandemia e con una ripresa azzoppata dall’avventurismo di Putin.

Draghi ha fatto capire quale sarebbe la sua risposta se messo di fronte a questa scelta scelta ma l’ha volutamente lasciata in sospeso come per chiedere agli italiani di interrogarsi e di dare loro la risposta (“Questa è la domanda che ci dobbiamo porre…”).

Il botta risposta è stato questo: rispetto al possibile embargo dal gas russo Draghi ha detto che “al momento la misura non è sul tavolo” così come non è in discussione un piano di razionamento dell’energia: “Non c’è niente di questo, se dovessero cessare le forniture di gas oggi, fino a tardo ottobre saremmo coperti con le riserve, le conseguenze non ci sarebbero” ha spiegato ma allo stesso tempo l’obiettivo del Paese dev’essere mettere in campo le misure che possano portare più facilmente alla pace.

“Preferiamo la pace o il condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre”, ha detto Draghi. “Andiamo con l’Ue, – ha sottolineato – se ci propone l’embargo sul gas, siamo contenti di seguire. Quello che vogliamo è lo strumento più efficace per la pace. Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace – ha aggiunto – preferiamo la pace o stare il condizionatore d’aria acceso?. Questa è la domanda che ci dobbiamo porre”

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