Mariupol, ultimo atto. Il 9 maggio la festa russa della ‘vittoria’. Putin entusiasta del suo ‘supermissile’

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(foto profilo FB Минобороны России)

Mariupol, ultimo atto.

Nel cinquantaseiesimo giorno di guerra, poco dopo lo scadere del nuovo ultimatum lanciato dei russi ai resistenti asserragliati nell’acciaieria Azovstal – che è l’ultimo baluardo della città portuale rimasto nelle mani dei militari di Kiev – una piccola carovana di bus ha evacuato decine di civili dall’impianto ormai completamente distrutto. All’interno dovrebbero essere rimasti solo i militari ucraini.

Sono stati evacuati, forse, tutti i civili che erano ancora presenti nell’acciaieria (127 secondo fonti locali), ma un numero di gran lunga inferiore ai seimila tra donne, bambini e anziani che le autorità ucraine speravano di poter allontanare dalla città assediata. Tramite il corridoio umanitario concordato con le forze armate di Mosca questo gruppo di civili è stato trasferito con i bus al nord, verso una zona del paese controllata dalle truppe ucraine. Terminata l’operazione di evacuazione la mossa successiva spetterà ai militari ucraini ormai allo stremo che dovranno decidere se arrendersi (per avere salva la vita, come promesso dai russi assedianti) o combattere fino all’ultimo uomo.

Comunque sarà l’epilogo di un assedio destinato a chiudersi, secondo i russi, in breve tempo: da oggi al prossimo 9 maggio, quando le autorità amministrative già insediate in città dall’esercito di Putin hanno deciso di organizzare una grande ‘festa della Vittoria’, una parata militare proprio per quella data. Una ricorrenza che in tutta la Russia – e da quando c’è Putin al potere ciò avviene con maggiore entusiasmo – ricorda e celebra la vittoria dell’Unione sovietica sul nazismo di Hitler, in pratica la data che per Mosca segnò la fine della Seconda guerra mondiale. Sempre nell’ottica di magnificare la sua potenza militare la Russia ha annunciato oggi di aver testato “con successo” un nuovo missile balistico intercontinentale, il Sarmat, che secondo Putin “farà riflettere coloro che stanno minacciando” il paese.

Un test che non preoccupa Washington se è vero che il lancio è stato subito derubricato dal Pentagono da ‘minaccia’ a ‘operazione di routine’. Secondo il ministero della difesa russo il Sarmat è capace di “penetrare ogni sistema di difesa missilistica esistente o futura”. Il lancio è stato effettuato dalla base di Plesetsk, 800 chilometri a nord di Mosca, e il missile ha sorvolato gran parte del territorio russo per colpire il poligono di Kura, nella regione della Kamchatka, nell’Estremo Oriente. Putin, nel congratularsi con le forze armate, ha affermato con entusiasmo che “quest’arma non avrà pari al mondo per lungo tempo”.

Sul piano diplomatico resta l’impasse: “il riconoscimento delle attuali realtà territoriali, comprese l’appartenenza della Crimea alla Russia e l’indipendenza delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk”, rimangono al centro delle trattative tra Russia e Ucraina secondo quanto ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova. Una bozza di intesa russa è stata presentata a Kiev il 15 aprile, ma i negoziatori ucraini, ha detto la Zaharova, “cercano di tirare per le lunghe il processo negoziale rifiutando di assumere un approccio costruttivo” e “a volte semplicemente rifiutando di rispondere prontamente alle proposte della parte russa”. Questo mentre dall’acciaieria di Azovstal arriva il disperato appello degli ultimi difensori della città ucraina assediata dalle forze russe, protagonisti secondo i russi di una resistenza “insensata”. “Il nemico è dieci volte più numeroso di noi, queste potrebbero essere le nostre ultime ore di vita” ha detto un ufficiale dei militari di Kiev assediati chiedendo alla comunità internazionale di “estrarli” da li”.

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