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domenica, 25 Settembre 2022

Avocado o ecovado. Uno scioglilingua eco sostenibile…

Nasce in Gran Bretagna l’ecovado. Un mix di verdure: naturale, sano, buono e simile al fratello avocado a cui si ispira, ma molto più sostenibile. La ricerca del rispetto per l’ambiente ha portato la designer londinese di origine iraniana Arina Shokouhi a sviluppare il frutto alternativo al più popolare frutto esotico. L’avocado, che è considerato in tutto il mondo l’oro green, per gli alti costi di coltivazione. 4,9 miliardi di kg di questo frutto vengono, infatti, consumate ogni anno ai quattro angoli del globo terrestre, secondo il World Economic Forum. Tuttavia, il nostro amore per gli avocado ha un costo significativo per l’ambiente: circa 2.000 litri di acqua vengono utilizzati per coltivare solo un chilogrammo di avocado. Mentre le foreste vengono disboscate per fare spazio agli alberi che lo producono. 

Ecovado

Ecco perché la ricercatrice e designer londinese Arina Shokouhi ha deciso di sviluppare un’alternativa ecologica a questo frutto verde e cremoso ma poco sostenibile. Il suo sosia quasi perfetto si chiama “Ecovado”, e la designer spera che ispiri i consumatori al consumo consapevole alternativo. “Può essere effettivamente una soluzione alternativa positiva, perché sappiamo che non possiamo continuare a vivere consumando tutto in modo eccessivo“, afferma Shokouhi. A prima vista, l’Ecovado è indistinguibile dall’originale. Realizzata con cera d’api e colorante alimentare naturale agli spinaci e polvere di carbone, la pelle di Ecovado imita la buccia di avocado. La carne del frutto alternativo è realizzata con quattro semplici ingredienti: le fave come base, la mela per la freschezza, l’olio di colza spremuto a freddo per la cremosità e una spolverata di nocciola. Per il nocciolo viene utilizzata una castagna o una nocciola intera.

Ricetta

Nell’anno del suo master in Material Future, presso la scuola d’arte Central Saint Martins, Shokouhi ha sviluppato la sua idea. Nello stesso tempo ha stretto una collaborazione con lo scienziato alimentare dell’Università di Nottingham, Jack Wallman, che ha studiato le proprietà molecolari degli avocado per capire cosa conferisce loro la consistenza cremosa. Ci sono voluti otto mesi per perfezionare la ricetta. “Creare un sostituto dell’avocado sostenibile e attraente è stata una grande sfida – confessa la designer – la scelta degli ingredienti è stata molto limitata all’inizio perché volevo che fossero locali al 100%. Questa era la mia prima priorità”. L’Ecovado doveva offrire gli stessi benefici per la salute e per l’ambiente derivanti dal consumo di cibo di provenienza a km 0.

Emissioni

I piselli e i broccoli erano i primi candidati, ma avevano una bassa produzione locale. Costituendo la base dell’Ecovado, le fave, invece, sono relativamente facili da coltivare, con circa 740.000 tonnellate raccolte ogni anno nel Regno Unito. Tuttavia, sono molecolarmente diverse dagli avocado e mascherare il loro ‘odore amaro’ è stato difficile. Alla fine Wallman e il suo team hanno trovato il modo di bilanciare gli ingredienti e creare un’alternativa convincente all’avocado. Attenersi agli ingredienti locali ed evidenziare le diete a base vegetale sono fondamentali per ridurre le emissioni di carbonio. La produzione alimentare sostenibile si interseca anche con questioni complesse come l’uso del suolo, l’approvvigionamento etico, i diritti del lavoro e le emissioni 0. 

Responsabilità

Da quando si è laureata, il prodotto di Shokouhi ha suscitato l’interesse di potenziali investitori. E lei spera che alla fine venga venduto nei supermercati a un prezzo simile a quello dei veri avocado. Shokouhi ha anche sperimentato i fagioli edamame giapponesi ed è incuriosita dall’idea di produrre Ecovado in altri paesi utilizzando diversi ingredienti locali. “Il gusto forse non è esattamente quello dell’avocado al 100%”, dice Shokouhi, “ma ha un buon sapore, ha lo stesso aspetto ed è sano”. Questo non vuol dire che non sarà più esportato il frutto ‘vero’ ma che le coltivazioni saranno più responsabili. Secondo un altro rapporto FAO infatti la produzione degli avocado verrà triplicata entro il 2030. Ma non è una buona notizia per il Pianeta. I costi di produzione sono troppo elevati e oltre allo spreco di risorse, le emissioni per il trasporto di questo prelibato frutto in giro per il mondo sono troppo alte. Continuare a consumare tutti i giorni frutta o verdura ad alta intensità di risorse fuori stagione è nocivo per un sistema che tende verso l’eco sostenibilità. 

Oriana Mariotti
Oriana Mariotti
Giornalista pubblicista dal 1997. Esperta di comunicazione a 360° ha partecipato alla nascita di Virgilio.it (Matrix), ex manager Gruppo Fiat e Gruppo L’Espresso. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Roma LUMSA.

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