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giovedì, 28 Settembre 2023

‘Flight shame’: l’Europa ha capito che è più sostenibile viaggiare sulle rotaie. E gli USA stanno a guardare

Se volare è vergognosamente anti-ambientalista, allora andiamo tutti in treno. E gli Stati Uniti guardano, con curiosità, quanto è meglio viaggiare in treno piuttosto che in aereo. Senza dubbio è un bene per l’ambiente. E poi è romantico ma anche efficiente perché normalmente gli aeroporti non possono essere situati nei centri urbani, ma le stazioni invece sì. Anche in treno si può lavorare al computer, anche collegarsi via internet e avere tutti i confort, come e più che in aereo. Il ‘Flight shame’ è un movimento nato in Svezia nel 2018, che motiva le persone a smettere di utilizzare i voli aerei per le rotte brevi. In modo da ridurre le emissioni di anidride carbonica e aiutare il Pianeta a respirare aria buona. Quindi sulle tratte brevi potremmo fare come i francesi, che hanno dichiarato guerra ai voli dei jet privati e con successo. La Commissione europea, infatti, ha dato il via libera, già da dicembre 2022, alla misura proposta da Parigi. E ha messo nel mirino le rotte brevi nazionali che possono essere sostituite con un viaggio in treno della durata inferiore alle 2 ore e mezza. Così da quando il movimento del ‘Flight Shame’ ha iniziato a incoraggiare i viaggiatori a cercare alternative più ecologiche agli aerei a reazione; molti in Europa hanno pensato di affidarsi all’ampia rete ferroviaria del continente per sostituire i viaggi aerei a corto raggio.

Via alla ‘trenificazione

Tra le compagnie aeree europee che hanno stretto partenariati ferroviari su determinate rotte possiamo ricordare la KLM olandese. Ma anche l’Austria, come la Francia, ha cercato di limitare le rotte interne in cui sono disponibili i treni. Ciò avviene, secondo la Cnn, nel mezzo di una palpabile rivoluzione ferroviaria nell’Europa continentale. Che gli Stati Uniti stanno cercando di studiare, essendo tra i paesi che più al mondo utilizzano i voli aerei come gli autobus. Con le nuove rotte e operatori ad alta velocità in arrivo, un’inversione del declino dei servizi notturni e nuovi collegamenti in galleria che riducono i tempi di viaggio c’è la possibilità che la locomotiva spiazzi l’aeromobile. In Spagna, Germania e Austria hanno fatto la loro parte anche offerte di biglietti più economici e nuovi treni ad alta efficienza energetica. Con così tanti investimenti ferroviari, sembra che la ‘trenificazione’ della rete di trasporto aereo europea sia ben avviata. Sicuramente è solo una questione di tempo prima che il continente europeo possa fare affidamento quasi esclusivamente sulle sue strade di ferro per spostare tutti i passeggeri (oltre alle merci). Allora sì che i cieli saranno più limpidi e più verdi.

Imposizioni UE

In realtà il sogno dei cieli green è ancora lontano. E non c’è alcun segno che gli aeroporti europei diventeranno presto più silenziosi e più limpidi. Anche perché la normativa non è una direttiva europea e non è vincolante per i paesi dell’Unione. Ma apre la strada a quegli Stati membri che in futuro volessero (Italia compresa) incentivare i viaggi più sostenibili. Per ora sembra già un enorme passo avanti che il legislatore in Francia stia cercando di vietare i voli a corto raggio su una serie di rotte nazionali. Un aiuto concreto per ridurre i livelli di inquinamento almeno nei cieli sopra la Francia. Per quanto queste misure, da sole, non abbiano un grande impatto ambientale globale. E affinché il divieto si applichi, l’UE ha insistito che sulla rotta aerea in questione debba esserci un’alternativa ferroviaria ad alta velocità. In modo da consentire di viaggiare tra due città in meno di due ore e mezza. Devono inoltre esserci abbastanza treni in-going e out-going nella città di destinazione in modo che i viaggiatori possano avere a disposizione non meno di otto ore nello stesso luogo. Questo siginifica, ad esempio, che in Francia ad oggi possono essere selezionate solo tre rotte: quelle che collegano l’aeroporto di Parigi-Orly alle città di Bordeaux, Nantes e Lione. Mentre il governo francese avrebbe voluto aggiungere anche le rotte che vanno dall’aeroporto di Parigi Charles de Gaulle a Bordeaux, Nantes, Lione e Rennes; oltre a una rotta da Lione a Marsiglia. 

Mossa simbolica ma essenziale

Attualmente la risoluzione della nuova legge francese è puramente simbolica. E avrà un impatto minimo sulla riduzione delle emissioni. La direzione dell’aviazione del gruppo internazionale Transport&Environment (T&E) ha stimato che le tre rotte interessate dal divieto rappresentino solo lo 0,3% delle emissioni prodotte dai voli in decollo dalla Francia continentale. E il 3% delle emissioni dei voli interni del paese (contando ancora una volta solo i voli nazionali continentali). Se si aggiungessero le cinque rotte supplementari che le autorità francesi volevano includere, tali cifre sarebbero rispettivamente dello 0,5% e del 5%. Non sarebbe comunque un gran che. Sebbene l’aviazione nel suo insieme rappresenti attualmente circa il 2,5% delle emissioni globali di carbonio, si stima che il suo contributo complessivo al cambiamento climatico sia più elevato, a causa degli altri gas, vapore acqueo e scie di condensazione emessi dagli aeroplani.

Un precedente importante

Inoltre, il settore del trasporto aereo è ancora in rapida crescita, nonostante la pausa imposta dalla pandemia di Covid-19. Ed è sulla buona strada per continuare ad essere una delle industrie che contribuiranno maggiormente all’inquinamento dell’aria, anche nel prossimo futuro. Le emissioni del trasporto aereo in Europa sono già aumentate in media del 5% su base annua tra il 2013 e il 2019, secondo l’UE. Le compagnie aeree non pagano tasse o imposte sul carburante nell’Unione Europea, a differenza di altre forme di trasporto. Anche i biglietti aerei sono esenti da IVA. Il lato positivo è che la legge francese ha stabilito un precedente che sarà difficile ignorare. E rappresenterà, negli anni a venire, il miglior monito possibile per spronare l’industria aeronautica a operare scelte a favore della decarbonizzazione. 

Responsabilità delle Ferrovie

Anche gli operatori ferroviari potrebbero fare di più. I prezzi dei viaggi in treno sono troppo elevati. Così le persone non rinunceranno facilmente a volare. Su parecchi corridoi europei le compagnie ferroviarie potrebbero ottenere una quota di trasporto multimodale, di molto superiore a quella attuale. Gli operatori ferroviari si sono concentrati sulla massimizzazione del profitto piuttosto che sulla quota di mercato. Quest’ultimo può essere raggiunto solo gestendo le ferrovie come un servizio pubblico o introducendo una maggiore concorrenza. Una migliore connettività tra le ferrovie interurbane e gli aeroporti ridurrebbe anche la necessità di voli a corto raggio. E’ essenziale offrire biglietti combinati, in modo che, ad esempio, se un treno è in ritardo e la coincidenza viene persa, i viaggiatori possano essere sistemati su quello successivo, come accade ora con i voli in coincidenza. Comunque gli esperti sono tutti d’accordo: il ‘Flight shame’ e le mosse governative degli europei che ne conseguono potranno avere successo in Europa ma non negli Stati Uniti. In America il detto piuttosto è: ‘Flying is freedom’, cioè ‘volare è libertà’.

Oriana Mariotti
Oriana Mariotti
Giornalista pubblicista dal 1997. Esperta di comunicazione a 360° ha partecipato alla nascita di Virgilio.it (Matrix), ex manager Gruppo Fiat e Gruppo L’Espresso. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università di Roma LUMSA.

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