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venerdì, 23 Febbraio 2024

Giorgia Meloni: “C’è chi mi attacca e vuole condizionarmi ma non mi spavento: hanno scelto la persona sbagliata”

Una conferenza stampa di tre ore – compreso il siparietto della pausa-toilette sul finire: (“Stò a morì regà”) – come primo test del 2024 per Giorgia Meloni.

La premier ha risposto ad una quarantina di domande dei giornalisti della stampa parlamentare toccando tutti i temi dell’attualità: a partire dal caso del deputato Fdi Emanuele Pozzolo, ribattezzato il ‘pistolero’, “irresponsabile”, per il quale ha chiesto la sospensione dal partito. Risposta che le ha consentito di affrontare il tema dell’adeguatezza della classe dirigente di Fratelli d’Italia con parole inequivocabili: “Sulla classe dirigente del mio partito mi limito a dire che non son disposta a fare questa vita e ad assumermi queste responsabilità se le persone intorno a me non sono disposte a condividere queste responsabilità. Su questo intendo essere rigida” ha detto.

Quindi l’affaire Tommaso Verdini-appalti Anas, sul quale la premier vuole attendere le conclusioni dell’inchiesta ma al momento non vede la necessità che Salvini informi il Parlamento: E poi il caso del magistrato della Corte dei Conti, Degni, che posta in modo “sfrontato” le sue critiche alla manovra del governo “come un qualsiasi attivista politico” e sul quale – ha spiegato la Meloni – “attendo risposte dalla Schlein o da Gentiloni che lo ha nominato”. Domande a raffica: dalla Rai alla Via della Seta, dalla bocciatura del Mes al voto delle Europee (“Non ho ancora deciso se candidarmi”); dal premierato alle perplessità di Mattarella sul decreto concorrenza (“Il suo appello non rimarrà inascoltato”); da Cutro alle accuse di familismo respinte al mittente e all’ipotetico confronto tv con la Schlein al quale si è detta fin d’ora disponibile. Un ping-pong di domande e risposte alcune delle quali utilizzate dalla premier per togliersi un pò di sassolini dalle scarpe, in particolare quelle che le hanno consentito di rigettare la tesi di una presunta superiorità morale della sinistra, fino alla risposta ‘puntuta’ a Giuliano Amato che ha parlato in un’intervista dei rischi di una “deriva autoritaria” che sarebbe alle porte con un governo delle destre.

Ecco, in questa risposta la premier ha sintetizzato la sua idea sui rapporti con la sinistra in una democrazia. “Sono rimasta basita dalle dichiarazioni di Giuliano Amato che riguardano la Corte costituzionale” ha detto Giorgia Meloni nella conferenza stampa. “Entro la fine di quest’anno il Parlamento deve nominare quattro nuovi giudici costituzionali, e quindi – ha ironizzato – c’e’ un rischio di deriva autoritaria…”. “Questa idea della democrazia per la quale quando vince la sinistra deve avere le prerogative della maggioranza e quando vince la destra no non mi piace”. “Vogliamo modificare la Costituzione e scrivere magari che i giudici della Consulta vanno nominati dal Pd sentito il parere di alcuni intellettuali? Non credo che se una maggioranza di centrodestra esercita le stesse prerogative della sinistra sia una deriva autoritaria. Il mondo in cui la sinistra ha piu’ diritti degli altri – ha scandito la premier – e’ fi-ni-to. Non e’ il mio mondo e faro’ di tutto per combatterlo. Tutti hanno gli stessi diritti e gli italiani decidono chi deve governare con le elezioni”.

Le conclusioni in un messaggio a chi tenta o sta tentando di condizionarla, un messaggio per ora senza destinatari espliciti: “Io penso che qualcuno in questa nazione abbia pensato di poter dare le carte, ma in uno Stato normale non ci sono condizionamenti, l’ho visto accadere e non dico di più. Vedo degli attacchi e pensano che ti spaventi se non fai quello che vogliono, ma io non sono una che si spaventa facilmente, preferisco 100 volte andare a casa, hanno a che fare con la persona sbagliata. Ci sono quelli che pensano che possono indirizzare le scelte, ma con me non funziona, io sono il premier e le faccio io, me ne assumo la responsabilità”.

Gianfranco Eminente
Gianfranco Eminente
Cronista prima di tutto. Ha iniziato il praticantato ed è diventato giornalista professionista lavorando per 'Il Giornale d'Italia' nel 1974. E' passato poi all'Agenzia Italia ricoprendo vari incarichi: inviato speciale, capo degli Esteri e del servizio Diplomatico, anche quirinalista e dal 1989, a Montecitorio, redattore capo e responsabile del servizio Politico di questa primaria agenzia di stampa nazionale. Nel 2001 è stato nominato vice-Direttore vicario sempre all'Agi, incarico che ha mantenuto fino al 2009. Giornalista parlamentare.

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