Media: protesta a Roma contro la cessione dell’agenzia di stampa AGI. Giornalisti in piazza per difendere l’informazione libera

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AGI

“L’AGI non si svende”. Manifestazione a Roma, in piazza della Rotonda davanti al Pantheon, contro la possibile cessione dell’Agenzia Giornalistica Italia (AGI) al gruppo imprenditoriale del settore sanitario guidato dal parlamentare della Lega, Antonio Angelucci. AGI è un’agenzia di stampa con oltre 70 anni di storia. Nasce nel luglio 1950 e dal 1965 ENI ne è l’editore. Nel sito della multinazionale italiana integrata dell’energia, AGI viene presentata come “fonte di informazione primaria, posta per sua stessa natura a monte dell’intera filiera giornalistico-editoriale”, che fornisce “contenuti editoriali e giornalistici di alta qualità – verificati, garantiti e attendibili”, caratterizzati da “neutralità e imparzialità”.

Qualità

Un patrimonio di lavoro informativo di qualità, che i giornalisti della testata intendono mantenere fuori dalle temperie delle mutevoli stagioni politiche del Paese. Il modello proposto da Angelucci, che attualmente controlla fogli fortemente politicizzati come Libero, Il Tempo e il Giornale, richiama esempi di concentrazione mediatica in stile trumpiano. Il controllo sui media da parte di gruppi politici o economici tende a influenzare la produzione dell’informazione, limitando il pluralismo e l’indipendenza dei media. La giornata di protesta, collegata al quinto giorno di sciopero dei giornalisti di AGI, è stata animata da slogan, cartelli e interventi in difesa dell’autonomia dell’informazione come pilastro della democrazia.

Libertà

La necessità di garantire standard elevati di libertà di stampa e di trasparenza nel settore dell’informazione è stata di recente evidenziata dal Parlamento europeo. Nel marzo 2024, gli eurodeputati hanno approvato il Media Freedom Act per proteggere i giornalisti e i media dell’UE da interferenze politiche o economiche. Con l’Atto sulla Libertà dei Media, gli Stati membri saranno obbligati a proteggerne l’indipendenza. Le regole mirano anche a rendere chiaro al pubblico chi controlla i media, tutti gli organi di informazione saranno tenuti a divulgare informazioni sui loro proprietari. La vicenda dell’AGI mette in luce la necessità di introdurre in Italia normative e meccanismi che proteggano l’indipendenza dei media da interferenze politiche e interessi economici, garantendo così un’informazione libera e imparziale per tutti i cittadini. Diffusa è la preoccupazione su possibili conflitti di interesse e sui rischi di concentrazione derivanti dall’acquisizione dell’AGI da parte di un politico che cerca spazio nel settore editoriale. Il controllo politicizzato di una agenzia di stampa solleva interrogativi sul futuro del pluralismo dell’informazione e sull’integrità del processo democratico.

Trasparenza

I giornalisti dell’AGI hanno chiesto con forza all’attuale editore di fare chiarezza sulla possibilità che un ramo d’azienda venga posto in vendita con una trattativa privata, in assenza di un bando di gara a tutela della trasparenza di tutta l’eventuale operazione. La protesta è stata sostenuta dai rappresentanti del sindacato unitario dei giornalisti italiani FNSI (Federazione nazionale della stampa italiana) e dell’Ordine dei giornalisti, che hanno sottolineato l’importanza delle agenzie di stampa come fonte primaria di informazione e difeso i livelli occupazionali all’interno di AGI. “Ci opponiamo fermamente all’ipotesi di vendita – ha detto Serenella Ronda del Cdr (Comitato di redazione) AGI – non solo perché temiamo per i nostri posti di lavoro, ma soprattutto perché temiamo per la fine della nostra autonomia, indipendenza e libertà”. Per la segretaria generale FNSI, Alessandra Costante, “l’Italia ha un grosso problema che si chiama conflitto di interessi. Non è stato risolto e non sarà risolto neppure questa volta. La FNSI è al fianco dei colleghi dell’AGI e insieme a loro lotterà affinché non cada in mani sbagliate”. La segreteria dell’Associazione Stampa Romana (ASR) parla di “una vicenda singolare”, che richiederebbe soprattutto “trasparenza”, poiché “riguarda una società quotata in borsa, con una rilevante quota di capitale pubblico, cioè dei cittadini. AGI deve poter continuare la sua attività, essenziale per il pluralismo dell’informazione primaria, con serenità, indipendenza, autonomia e con le risorse adeguate”.

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