Auto: la nuova costa troppo, gli italiani preferiscono non cambiarla. Più cara anche la manutenzione e i ricambi ricondizionati diventano un’alternativa

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Auto
(foto di Leopictures da Pixabay)

Tra Green deal ed elettrica che non attrae, il mercato italiano dell’auto continua a zoppicare. Cala l’acquisto del nuovo e i veicoli in circolazione invecchiano e richiedono una manutenzione più frequente. In questo quadro a crescere sono anche i costi di riparazione, andando a incidere in modo significativo sul budget delle famiglie. Di fronte a queste difficoltà – rileva uno studio condotto da ACtronics, azienda leader in Europa gli nella rigenerazione di componenti elettronici – gli automobilisti stanno modificando le abitudini e mostrano un interesse crescente per alternative che permettano di contenere le spese, senza compromettere l’affidabilità del veicolo.

Tendenza

Secondo l’Annuario Statistico dell’Automobile Club d’Italia, a inizio 2025 l’età media delle autovetture italiane ha raggiunto 13 anni, proseguendo una tendenza ormai consolidata. Un parco auto più vecchio implica una manutenzione più regolare. Le auto oggi offrono più comfort e sicurezza grazie a una crescente presenza di componenti elettronici, ma ciò comporta anche interventi più costosi e in qualche caso una durata più breve di alcune parti. Negli ultimi dieci anni la spesa media annua per manutenzione ordinaria e riparazioni è aumentata del 33% (fonte Federcarrozzieri). Nello stesso periodo, la spesa per pezzi di ricambio, pneumatici e lubrificanti è cresciuta del 21,2%. Tra il 2023 e il 2024 i costi per la manutenzione sono aumentati ulteriormente del 3,3%, mentre i ricambi hanno registrato un +2,5%. Anche la manodopera segue questa dinamica: la tariffa oraria è passata da 55 euro nel 2015 a 71,08 nel 2024, pari a un aumento del 29% in meno di dieci anni.

Riparazioni

Le riparazioni urgenti restano prioritarie, mentre gli interventi secondari vengono sempre più spesso rinviati. I conducenti poi confrontano con maggiore attenzione i preventivi e si interessano a nuove possibilità per ridurre le spese, tra cui l’utilizzo di ricambi provenienti dall’economia circolare. Secondo l’analisi GiPA, società specializzata nelle ricerche di marketing relative al settore Automotive, il 45% degli automobilisti italiani accetterebbe un ricambio ricondizionato in base alla tipologia, mentre 1 su 10 lo preferisce senza condizioni. Il settore delle officine è ancora più avanzato: il 66% delle officine indipendenti e il 78% delle officine autorizzate installano già ricambi rigenerati.

Risparmio

Secondo ACtronics questi ricambi permettono in media un risparmio compreso tra il 50 e l’80% rispetto ai pezzi nuovi. Oltre alla convenienza economica, la rigenerazione offre benefici ambientali concreti: permette di ridurre drasticamente i rifiuti, limitare il consumo di materie prime ed evitare lo smaltimento non necessario di componenti riparabili. I pezzi rigenerati rappresentano inoltre una soluzione importante quando i ricambi nuovi sono esauriti o non più prodotti. La qualità dei ricambi rigenerati dipende da processi rigorosi: dopo lo smontaggio, ogni componente viene ispezionato, le parti difettose sostituite e il prodotto finale viene testato su banchi prova capaci di simulare le condizioni reali di utilizzo. “Ogni fase – precisa ACtronics – è tracciata digitalmente, garantendo un controllo totale del processo”.

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