Salute: ridurre liste d’attesa potenziando capacità diagnostiche dei medici di famiglia. Sondaggio Ipsos Doxa per FIMMG

Dotare la medicina generale, ovvero i medici di famiglia, di maggiore organizzazione e strumentazione clinica, ridurrebbe di un terzo l’invio dei pazienti a visite ed esami di secondo livello. È quanto emerge da un sondaggio Ipsos Doxa in collaborazione con la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), condotto a fine 2025 su un campione di 1170 medici di famiglia di tutta Italia. Anche i cittadini, intervistati dall’istituto di ricerca la scorsa primavera, ritengono che l’utilizzo di esami di diagnostica presso lo studio del proprio medico rappresenterebbe un’innovazione di forte impatto. A cui collegare il ruolo dei presidi territoriali, le Case della comunità ‘spoke’, a integrazione dei servizi sanitari di base, per garantire un’assistenza più capillare e vicina ai cittadini con la compresenza di specialisti pubblici.

Risorse

“Secondo la rilevazione – spiega Paolo Misericordia, responsabile Centro studi FIMMG – oggi metà degli accessi dei pazienti nei nostri studi si conclude senza la necessità di invio a indagini di secondo livello, mentre l’altra metà dei casi richiede la prescrizione di esami diagnostici o visite specialistiche, che il paziente deve prenotare ed eseguire fuori dallo studio del proprio medico”. Andrea Scavo, di Ipsos Doxa, sottolinea: “Il dato più interessante è rappresentato dal potenziale miglioramento nel caso in cui i medici fossero dotati di maggiori risorse organizzative e diagnostiche”. I medici di famiglia ritengono che il proprio ruolo evolverebbe positivamente se avessero più tempo da dedicare alle visite (lo afferma il 55% degli intervistati), se fossero dotati di strumentazione diagnostica nello studio medico per eseguire esami del sangue, elettrocardiogrammi, spirometrie o ecografie generaliste (52%), in presenza di personale di studio come infermieri, fisioterapisti, psicologi (38%).

‘Spoke’

Una parte dei medici (29%) darebbe priorità alla compresenza di specialisti pubblici o all’uso della telemedicina (27%). La disponibilità di apparecchiature diagnostiche e di personale di supporto – spiega Scavo – permetterebbe di “ridurre sensibilmente l’invio dei pazienti ad accertamenti di secondo livello”. Ridurre questi esami e visite, rimarca Alessandro Dabbene, vicesegretario nazionale FIMMG, consentirebbe di tagliare “significativamente le liste d’attesa. Oggi abbiamo un’opportunità anche legata al PNRR, con l’individuazione di Case della comunità ‘spoke’ della medicina generale in cui il personale di studio e specialistico può arricchire l’offerta degli studi dei medici. Confidiamo che il 2026 possa essere l’anno della svolta, in cui tutto questo troverà finalmente piena realizzazione”.

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