Mentre la crisi mediorientale entra nella sua seconda settimana, lo Stretto di Hormuz- snodo critico dei mercati globali dell’energia – diventa barometro per valutare le ricadute economiche dell’attacco militare di USA e Israele contro l’Iran degli ayatollah. I pasdaran hanno di fatto chiuso la vitale via d’acqua, anche se al momento la situazione sembra riflettere soprattutto una risposta di tipo commerciale/assicurativo di fronte all’incertezza, piuttosto che a una restrizione al transito basata sulla forza. Gli attacchi a naviglio dal 28 febbraio sarebbero stati una decina, ma nel frattempo sono transitate petroliere della flotta ombra iraniana e alcune appartenenti all’operatore greco Dynacom.
Traffico
Un traffico comunque limitato rispetto alla media giornaliera di oltre cento navi di prima della guerra, la maggior parte degli armatori considera le condizioni operative troppo rischiose. Hormuz, lungo quasi 100 miglia e largo 21 nel suo punto più stretto, consente alle enormi VLCC (Very Large Crude Carrier) di trasportare petrolio e gas dal Medio Oriente alla Cina, all’Europa e agli Stati Uniti. Nel periodo 2023-2025, è passato di qui un quarto del petrolio trasportato via mare nel mondo e un quinto di tutto il gas naturale liquefatto (GNL). Nella raffica di dichiarazioni il presidente Trump ha chiesto più coraggio agli armatori e a Fox News ha detto: “Non c’è nulla di cui aver paura”, l’Iran non ha più “la Marina, abbiamo affondato tutte le loro navi”. Poi ha affermato che la US International Development Finance Corporation (IDF) avrebbe fornito un’assicurazione a tutte le navi e che la US Navy avrebbe scortato le petroliere, se necessario. In ogni caso, l’Iran verrà colpito “venti volte più forte di quanto non sia stato colpito finora”, “se fermerà il flusso di petrolio. Questo è un regalo degli Stati Uniti alla Cina e a tutte quelle nazioni che sfruttano intensamente Hormuz…”.
Scorte
Anche i leader europei hanno discusso della possibilità di scorte. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha segnalato che si sta lavorando al lancio di una missione marittima, una volta che si sia calmata la fase “più calda” del conflitto. “Stiamo allestendo una missione puramente difensiva e di supporto”, ha detto Macron durante la sua missione a Cipro. E il presidente dell’UE, Antonio Costa, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, hanno espresso la disponibilità a “migliorare” le attuali operazioni navali dell’UE “Aspides” nel mar Rosso e “Atalanta” al largo della Somalia, “per rispondere alla situazione” in Medio Oriente.
GPS
Gli esperti invitano a valutare anche le interferenze GPS, prodotte dalle parti impegnate nel conflitto, che aumentano il rischio di incidenti marittimi. Mentre, secondo indiscrezioni, le navi della compagnia Dynacom avrebbero spento durante la navigazione nello Stretto i sistemi di identificazione automatica (AIS). Un ulteriore elemento di rischio, se si tiene conto che le super-petroliere devono seguire un preciso schema di separazione del traffico nelle ‘corsie’ di entrata e di uscita, per ridurre l’eventualità di collisione. Il timore degli analisti è che il prolungarsi del conflitto possa limitare in modo decisivo le forniture globali di petrolio, determinando una crisi simile allo choc petrolifero degli anni ’70 del secolo scorso. I prezzi del greggio, che prima del 28 febbraio si attestavano intorno ai 60 dollari al barile, sono saliti sopra i 100 dollari, con punte oltre 120 dollari. Ma anche l’Iran potrebbe avere difficoltà a limitare a tempo indeterminato il traffico navale attraverso Hormuz, il blocco dell’export di petrolio danneggerebbe gravemente la già fragile economia di Teheran. In quanto maggiore importatore mondiale di petrolio e GNL, la Cina è particolarmente vulnerabile. Pechino, seconda economia mondiale, dipende da questo collo di bottiglia strategico per il 45% del suo petrolio.
Alternative
Scarse al momento le alternative per il petrolio che normalmente transita per Hormuz. Tra queste l’oleodotto East-West Pipeline in Arabia Saudita, lungo quasi 1.200 chilometri, che raggiunge i porti del Mar Rosso, e l’oleodotto Abu Dhabi Crude Oil Pipeline, lungo circa 640 chilometri dagli Emirati Arabi Uniti verso il Golfo dell’Oman. Trump punta a rassicurare e sul suo social Truth scrive: “I prezzi del petrolio a breve termine, che scenderanno rapidamente quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà terminata, rappresentano un prezzo molto basso da pagare per la sicurezza e per la pace nel mondo. Solo gli sciocchi la pensano diversamente”.
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