Hormuz: shock petrolifero, un salvagente dai paesi produttori dell’Africa subsahariana? Nigeria, Angola e il boom dei prezzi di greggio e gas

I paesi dell’Africa subsahariana produttori di petrolio – Nigeria e Angola in primis – possono nel breve termine aumentare la loro produzione e contribuire ad alleviare lo shock dei prezzi di petrolio e gas provocato dalla guerra in Iran? E’ uno dei temi nel nuovo scenario economico globale imposto dal blocco dello stretto di Hormuz. Gli interrogativi riguardano la loro capacità effettiva di aumentare la produzione, a compensazione dei volumi persi a causa del conflitto. Occorre comunque tenere conto che la produzione di greggio di tutta l’Africa, compresi i paesi arabi del nord del Continente, rappresenta soltanto una quota intorno al 7–10% del totale globale.

Ritmo

Sicuramente i comparti africani di petrolio e gas possono costituire una carta, ma difficilmente nel breve i livelli di produzione potranno crescere al ritmo richiesto dall’emergenza globale. D’altronde, il riorientamento verso le fonti africane era già cominciato nel 2022, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e la decisione degli acquirenti europei di sospendere le forniture provenienti dalla Russia. Gli esperti ipotizzano quindi un discorso almeno di medio periodo, a patto però di investimenti significativi. Nell’ambito dell’OPEC+ la quota di produzione della Nigeria è di 1,5 milioni di barili al giorno, ma a gennaio ne ha prodotti 1,48 milioni. Nel rapporto mensile sul mercato petrolifero dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) relativo a marzo 2026 – riferisce l’emittente DW – la produzione era indicata a 1,42 milioni di barili al giorno, con una capacità produttiva aggiuntiva pari a zero. Il presidente nigeriano, Bola Tinubu, punta sull’aumento della produzione, a lungo limitata da disordini nell’area del Delta del Niger, centro dell’economia petrolifera nigeriana, e penalizzata dai significativi furti di greggio.

OPEC

L’Angola nel 2023 ha lasciato l’OPEC, per poter decidere con maggiore flessibilità quanto petrolio immettere sui mercati mondiali e quando. Luanda sta investendo massicciamente nell’aumento dei volumi di produzione petrolifera, espandendo al contempo lo sviluppo dell’estrazione di gas naturale. L’IEA ha previsto che Luanda produrrà 1,10 milioni di barili al giorno quest’anno, con un aumento di oltre il 6% rispetto alla produzione media del 2025. Esiste però una pesante contraddizione che affligge la Nigeria come l’Angola: nonostante le capacità produttive di greggio, restano dipendenti dalle importazioni di prodotti raffinati. Quindi, se prezzi più alti del barile migliorano le entrate sulla carta, la pressione dell’import sulla bilancia commerciale è destinata a creare inflazione, che assieme al tasso di cambio del dollaro taglia inevitabilmente i guadagni. Le economie dipendenti dalle materie prime sono geopoliticamente esposte e la trasformazione strutturale non è un’opzione, ma un’urgenza.

Diversificazione

In Nigeria a muoversi è stato l’imprenditore multimiliardario Aliko Dangote, che dal 2024 ha aperto a Lagos la più grande raffineria privata dell’Africa. L’Angola ha puntato sulla diversificazione della sua economia. Secondo il ministro per il Coordinamento economico, José de Lima Massano, la dipendenza dal settore petrolifero per la generazione di valuta estera è ancora importante, ma il suo peso sta diminuendo e evidenzia gli effetti degli sforzi di diversificazione intrapresi negli ultimi anni dal presidente, João Lourenço. L’agricoltura “un settore che prima era insignificante – ha rilevato Massano – sta ora crescendo a un ritmo piuttosto interessante, con un peso sul PIL paragonabile a quello del settore petrolifero”.

Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.

Imposta in20righe come fonte preferita
Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

Altro dall'autore

Segui in20righe come fonte preferita su Google

Imposta fonte preferita

Articoli più letti