L’ictus cerebrale rimane una delle emergenze sanitarie più rilevanti a livello europeo. Il sistema sanitario italiano mostra risultati rilevanti nella gestione della fase acuta dell’ictus, in particolare nella somministrazione della trombolisi sistemica, ma presenta ancora aree di miglioramento significative sul fronte della prevenzione secondaria, della governance nazionale e della rendicontazione sistematica degli esiti clinici. È in questo quadro che si colloca ISA-AII 2026, il Congresso nazionale dal 16 al 18 aprile a Roma, che riunisce clinici, ricercatori, decisori di politica sanitaria e rappresentanti delle associazioni di pazienti attorno a un obiettivo condiviso: garantire a ogni persona colpita da ictus, indipendentemente dall’area geografica di residenza, un accesso tempestivo, appropriato e continuativo alle migliori cure disponibili. L’Italian Stroke Association è la Società scientifica italiana multidisciplinare per la lotta all’ictus cerebrale e alle malattie cerebrovascolari e il congresso ISA intende creare uno spazio di incontro, confronto e crescita per chi contribuisce allo sviluppo delle neuroscienze.
SAP-I
L’orizzonte programmatico di riferimento è lo Stroke Action Plan for Europe 2018–2030 (SAP-E), che punta a ridurre di oltre il 15% l’incidenza di ictus, standardizzata per età e sesso, entro il 2030. L’Action Plan for Stroke in Italy 2024–2030 (SAP-I) risponde a questa necessità configurandosi come piattaforma strategica per connettere reti cliniche, flussi di dati, processi di audit e responsabilità istituzionali. L’obiettivo indica Leonardo Pantoni, Presidente eletto ISA-AII è “un cambio di passo”, tradurre la somma di buone pratiche sviluppate a livello regionale, “in una strategia nazionale misurabile, sostenibile e centrata sulla persona”. Per Mauro Silvestrini, past president ISA-AII, “l’ictus richiede oggi una visione che vada oltre la singola prestazione clinica”. Le priorità operative del SAP-I includono: allineamento degli standard di cura italiani ai benchmark europei del SAP-E; misurazione sistematica dell’accesso alla stroke unit entro 24 ore dall’esordio dei sintomi; standardizzazione dei Percorsi Diagnostico-Terapeutici e Assistenziali (PDTA) su scala nazionale; definizione di un dataset minimo nazionale, con sistemi di audit continuo.
Telestroke
In questo contesto, Intelligenza artificiale, telemedicina e medicina digitale non rappresentano mere applicazioni tecnologiche, ma una vera e propria infrastruttura di equità per il sistema di cura dell’ictus. In Italia sono attualmente operative 7 reti di Telestroke, che hanno dimostrato un impatto rilevante sull’accessibilità e sull’equità delle cure. Le soluzioni di medicina digitale si estendono dalla gestione della fase acuta al monitoraggio domiciliare per la prevenzione delle recidive, alla riabilitazione motoria e cognitiva, fino al supporto alla qualità della vita nel lungo periodo. «L’ictus non finisce con la dimissione – sottolinea Paola Santalucia, presidente ISA-AII -. La vera innovazione oggi è costruire un sistema capace di essere rapido nella fase acuta, continuo nel follow-up, solido nei dati e giusto nell’accesso”.
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