Irlanda del Nord: suprematisti protestanti al centro delle violenze, dopo accoltellamento a Belfast. I repubblicani cattolici con Gerry Adams dicono no al razzismo

Le violenze scoppiate in Irlanda del Nord, dopo che lunedì sera nella zona nord di Belfast un uomo è rimasto gravemente ferito per un’aggressione con il coltello da parte di un rifugiato sudanese, hanno visto come protagonisti bande di suprematisti protestanti, gli stessi che negli anni sanguinosi dei “Troubles” davano la caccia, impuniti, ai repubblicani cattolici. Per 30 anni, fino agli accordi di pace del Venerdì santo del 1998, l’Ulster è stato teatro di una guerra tra i lealisti filo-britannici protestanti, che volevano rimanere nel Regno Unito, e i nazionalisti repubblicani cattolici, che auspicavano l’unità dell’Irlanda. Il duro conflitto causò la morte di oltre 3.500 persone, comprese le vittime della repressione da parte delle forze di sicurezza britanniche.

Migranti

Ora in un contesto di sostanziale pacificazione religiosa, le tensioni hanno acquisto i connotati dell’odio razziale. L’afflusso di migranti ha messo sotto pressione il mercato del lavoro e quello degli alloggi. L’unionismo lealista nell’Ulster di oggi è ormai profondamente intrecciato con l’estrema destra globale e con l’anglo-nazionalismo di Reform, la formazione estremista Nigel Farage. È parte, insomma, di quel progetto suprematista e di nuovo apartheid in occidente, sostenuto dal boss di X, Elon Musk. La tradizione dei pogrom lealisti è radicata: nel 1969, supportati dalle forze di sicurezza britanniche, attaccarono le case dei nazionalisti lungo Falls Road. Morirono 8 persone, 750 rimasero ferite, 1.505 famiglie nazionaliste, che chiedevano i diritti civili fondamentali, furono cacciate dalle loro case con incendi e intimidazioni. Oggi è la paranoia anti-immigrazione ad aver aperto nuovi sbocchi alla violenza.

Sinn Féin

L’impatto dell’immigrazione è giunto mentre nell’Ulster si assiste a un cambiamento demografico, con la popolazione cattolica che supera quella protestante. Nelle zone cattoliche controllate dal Sinn Féin, il partito nazionalista di sinistra storicamente legato all’IRA, sono state stoppate sul nascere tutte le iniziative di ripresa del cosiddetto “Hiberno-Catholic fascism”, punto d’incontro del nazionalismo cattolico irlandese con il fascismo europeo. La famiglia della vittima, Stephen Ogilvie, ha dichiarato di non voler che questa “terribile tragedia venga usata per dividere le persone o alimentare l’ostilità” e afferma che ” i disordini non sono benvenuti e la protesta pacifica è l’unica via da seguire”. L’ex leader del Sinn Féin, Gerry Adams, gravemente ferito nel 1984 in un attentato dei lealisti e poi architetto del processo di pace, ha condannato i disordini anti-immigrazione, affermando che l’episodio di Belfast nord “non giustifica” gli attacchi razzisti. Adams ha denunciato pubblicamente i responsabili delle violenze: “I razzisti sfruttano soprattutto i giovani, senza pensare alle conseguenze. Le persone meritano di meglio. Diciamo no al razzismo”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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