La bussola impazzita della Casa Bianca porta il presidente Trump in una nuova rotta di collisione, questa volta con Pechino. Non pago di minacce, assalti e bombe, il tycoon ha messo nel mirino Pechino per presunte interferenze nelle elezioni americane. E tutto ciò dopo l’apparente tregua raggiunta soltanto maggio scorso nella visita del presidente USA nella capitale cinese e a un paio di mesi dal preannunciato viaggio del leader cinese Xi Jinping a Washington.
Midterm
Trump ha affermato di possedere prove di intromissioni cinesi nelle elezioni presidenziali del 2020, quando venne battuto dal democratico Joe Biden. Insomma, il classico complotto, nonostante decine di procedimenti giudiziari non abbiano mai riscontrato in questi anni alcun tipo di frode elettorale su larga scala. Si tratterebbe di una mossa per creare caos attorno alle prossime elezioni di midterm a novembre, quando il Partito Repubblicano potrebbe perdere la maggioranza in una o in entrambe le Camere del Congresso. Trump ha fatto riferimento a documenti declassificati dell’intelligence e rilevato importanti vulnerabilità nei sistemi di voto, con l’accesso dei cinesi ai registri elettorali, ma lasciando nel vago come tutto ciò avrebbe potuto aiutare Biden a vincere le elezioni.
Manine
Silenzio assoluto, invece, sulle possibili manine d’aiuto russe nelle competizioni elettorali vinte dallo stesso Trump nel 2016 e nel 2024. Immediatamente il portavoce dell’ambasciata cinese a Washingron, Liu Chang, ha dichiarato: “La Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti”. Da Pechino netto il commento del portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian: “Le affermazioni fatte dagli Stati Uniti sono pure invenzioni e calunnie malevole, da tempo dimostrate infondate. La Cina non ha alcun interesse nelle elezioni statunitensi e non vi ha mai interferito”. Secondo Lin: “”La comunità internazionale vede molto chiaramente chi sono coloro che abitualmente interferiscono negli affari interni di altri paesi. Esortiamo gli Stati Uniti a riflettere sulle proprie azioni, a smettere di diffamare la Cina senza fondamento, ad astenersi dal strumentalizzare la Cina nelle proprie elezioni e a fare di più per favorire le relazioni sino-americane”.
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