A volte tornano. Dopo mesi di minacce, serviti nel frattempo alla ricostruzione delle loro capacità militari, gli Houthi yemeniti hanno dichiarato il blocco navale dello stretto di Bab al-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. “Occhio per occhio”, sostengono i guerriglieri barbuti in sandali, in rappresaglia per il bombardamento condotto dall’Arabia Saudita contro l’aeroporto internazionale della capitale yemenita San’a’ la scorsa settimana.
Attacco
L’attacco segna una nuova fase nella lunga guerra tra gli Houthi, allineati con l’Iran, e la coalizione a guida saudita, che sostiene il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Dal 2014 gli Houthi controllano la parte occidentale dello Yemen, che affaccia sul Mar Rosso e la capitale. Prima del bombardamento saudita si erano avuti scontri tra i due fronti nell’area di Hodeidah, rimettendo in questione la linea del fronte rimasta congelata dalla tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022. Lo stretto di Bab al-Mandeb è una delle rotte marittime importanti per le esportazioni di petrolio a livello globale. Tra lo Yemen e il Corno d’Africa, lo stretto – largo appena 29 chilometri nel suo punto più angusto – consente il traffico delle navi in entrata e in uscita dal Canale di Suez. Con lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alla fine di febbraio scorso, il blocco di Bab al-Mandeb sarebbe il cappio definitivo per l’Arabia Saudita.
Rotta
Riyad aveva trovato una rotta di esportazione alternativa a Hormuz, attraverso l’oleodotto Petroline, dal giacimento petrolifero orientale di Abqaiq fino alla città portuale di Yanbu sul Mar Rosso, e da qui passando per Bab al-Mandeb verso i principali mercati asiatici e altre destinazioni. Secondo Reuters le spedizioni da Yanbu hanno raggiunto una media di quattro milioni di barili al giorno nelle ultime settimane, rispetto ai circa 973.000 barili al giorno di un anno prima. Una arteria vitale per l’Arabia Saudita, ma da quando bastano un paio di barchini e qualche drone per bloccare vie d’acqua tra le più importanti del globo, la partita è davvero difficile. E poi ci pensa la grancassa mediatica occidentale ad amplificare ogni sventagliata di mitra e ogni razzo, così da determinare l’altalena impazzita dei prezzi di petrolio e gas. Insomma, un circo Barnum ormai ben rodato e che i bombardamenti di Trump non paiono assolutamente in grado di contenere. Forse, la nuova provocazione Houthi potrebbe mettere fine all’inerzia dei paesi del Golfo, che finora si sono limitati a subire il ricatto del blocco economico da parte dell’Iran e dei suoi alleati e a prendersi in testa i razzi diretti contro le basi Usa nell’area.
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