I prezzi del petrolio aumentano con l’aggravarsi delle crisi a Hormuz e nel Mar Rosso fa volare il prezzo del petrolio e quindi quello pagato dagli automobilisti per benzina e gasolio. Il greggio ha toccato e anche superato la soglia di 100 dollari al barile e i prezzi potrebbero salire ancora più in alto. Al momento tuttavia siamo ancora al di sotto del picco di 126 dollari raggiunto ad aprile scorso, al culmine del conflitto tra USA e Iran. L’ultimo balzo è stato alimentato dall’escalation nel Mar Rosso tra Arabia Saudita e Houthi nello Stretto di Bab al-Mandeb, emerso come rotta alternativa per esportare il petrolio del Golfo.
Tempo
Se Trump continua nelle esternazioni con bastone e carota, l’Iran non mostra alcun segno di voler cedere. Gli analisti segnalano che Riyad sta cercando una nuova via di export utilizzano gli oleodotti che passano attraverso l’Egitto, fino allo sbocco di Sidi Kerir, vicino Alessandria, sul Mar Mediterraneo. Trump non ha perso l’ottimismo di facciata: il prezzo del petrolio “scenderà, forse anche a livelli inferiori a quelli di partenza, ma datemi solo un po’ di tempo”. Un blocco prolungato di due dei punti di strozzatura marittimi più strategici al mondo appare destinato però ad aumentare le probabilità di un nuovo shock per le forniture globali di petrolio. La crescita a livello mondiale viene prevista dagli esperti nel migliore dei casi come ferma, anche se permangono forti differenze tra le singole economie. Secondo GlobalData, i risultati di crescita nel 2026 dipenderanno sempre più da due fattori: l’esposizione ai costi energetici legati alla guerra e la posizione all’interno della catena del valore dell’hardware per l’intelligenza artificiale.
Inflazione
I quattro principali esportatori netti (Thailandia, Malesia, Taiwan e Corea del Sud) di hardware per l’intelligenza artificiale hanno registrato una crescita a sorpresa di 4,4 punti percentuali, rispetto a un calo di 0,3 punti per il resto del mondo. Seul importa quasi tutta la sua energia, ma la sua posizione nella catena di fornitura di hardware per l’intelligenza artificiale sta compensando tale esposizione. Anche i paesi coinvolti nella costruzione di data center e nell’assemblaggio di componenti rientrano in questo trend, in particolare nell’Asia orientale e sudorientale. I paesi esportatori di tecnologia hanno generalmente subito un minore trasferimento dell’inflazione derivante dall’aumento dei costi energetici, rispetto ai paesi importatori.
Open source
Particolare il percorso della Cina, che è riuscita in pochissimo tempo a colmare il ritardo con gli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale. Mentre le aziende statunitensi hanno speso centinaia di miliardi di dollari per spingere i confini dell’intelligenza artificiale, Pechino ha intrapreso un percorso diverso: le aziende tecnologiche cinesi hanno dato priorità a decine di modelli di intelligenza artificiale open source. L’open source permette ai laboratori cinesi di coinvolgere la comunità globale dell’IA nel miglioramento e nella verifica dei loro modelli. Piattaforme, come DeepSeek, Qwen di Alibaba e MiMo di Xiaomi, sono ormai ampiamente utilizzate dalle aziende cinesi, dai servizi governativi e dai dispositivi di consumo. E Trump ora minaccia di bloccare l’accesso degli Stati Uniti ai modelli di intelligenza artificiale cinesi. Pechino ha replicato, definendo le minacce statunitensi di sanzioni come un modello di “bullismo tecnologico”, volto a contenere l’ascesa della Cina. Secondo gli analisti chiunque controlli i sistemi di IA più avanzati probabilmente dominerà militarmente, economicamente e tecnologicamente negli anni a venire.
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