Guerra Iran: USA e Arabia Saudita colpiscono in Iraq milizie filo-Teheran. Proposta Oman per lo Stretto di Hormuz

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Arabia
(foto account FB U.S. Central Command)

Gli Usa hanno condotto insieme all’Arabia Saudita attacchi mirati contro militanti filo-iraniani nell’Iraq orientale. I bombardamenti segnano per la prima volta l’ingresso di Riyad nella guerra lanciata il 28 febbraio scorso dal presidente Donald Trump e da Netanyahu contro la Repubblica islamica dell’Iran. Le incursioni aeree, secondo funzionari sauditi non determineranno un’escalation dei combattimenti, ma il Regno non esiterà a rispondere a qualsiasi aggressione. Sull’account X del ministero della Difesa saudita si parla di “legittimo diritto del Regno a difendersi, riservandosi al contempo il diritto di rispondere al momento e nel luogo opportuni, in linea con le parole dell’Onnipotente”.

Impianti petroliferi

Gli attacchi sono avvenuti dopo alcuni giorni di relativa tranquillità, senza scambio di colpi tra Stati Uniti e Iran. Nell’ultima settimana, tuttavia, l’Arabia Saudita ha subito decine di attacchi con droni contro i suoi impianti petroliferi e la milizia Houthi dello Yemen ha annunciato il blocco delle navi saudite nel Mar Rosso, con lancio di missili contro petroliere in navigazione. Secondo lo United States Central Command (CENTCOM) gli attacchi sono giunti dopo che le Guardie Rivoluzionarie iraniane avevano ordinato ai gruppi alleati di colpire “le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite”. Secondo gli analisti finora Riyad aveva evitato ogni coinvolgimento diretto, anche se sono stati lanciati attacchi segreti contro l’Iran come risposta a incursioni subite. Nelle stesse ore i pasdaran hanno affermato di aver colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz e di aver lanciato missili contro obiettivi militari statunitensi in Giordania. L’esercito di Amman ha annunciato di aver abbattuto cinque missili lanciati dall’Iran nella mattinata di mercoledì. Secondo quanto riferito dalle autorità di Washington, almeno 18 militari statunitensi sono morti nella guerra in Iran e centinaia sono rimasti feriti.

Stretto di Malacca

Negli ultimi giorni Trump sembrava aver accantonato i piani per intensificare l’offensiva militare contro l’Iran per le preoccupazioni, secondo fonti giornalistiche, legate alla diminuzione delle scorte di munizioni per la difesa aerea e per i rischi di un ulteriore shock economico globale. In ogni caso, i contatti diplomatici con Teheran non sono mai ripresi concretamente. I bombardamenti USA e sauditi sono stati indirizzati contro le Forze di Mobilitazione Popolare irachene (PMF), che fanno parte della rete di milizie della resistenza islamica in Iraq e agiscono con la benedizione di Teheran e dell’ayatollah Ali Al-Sistani, massimo esponente religioso sciita duodecimano in Iraq e nel mondo. Nel tentativo di risolvere il conflitto sullo Stretto di Hormuz, l’Oman ha presentato all’Iran un piano, sostenuto dagli stati del Golfo, per la gestione della via navigabile, che prevederebbe la riscossione di pedaggi volontari, in analogia a quanto accade nello Stretto di Malacca, dove Indonesia, Malesia e Singapore chiedono alle navi di versare contributi volontari per finanziare la navigazione, la protezione ambientale e le operazioni di ricerca e salvataggio.

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