USA: Trump continua ad arricchire le sue casse, mentre gli americani pagano di tasca una guerra sconsiderata

Che la misura fosse colma è apparso chiaro quando lo zar della Fifa, Gianni Infantino, ha avanzato la proposta di mettere in vendita il calcio mondiale, con un’operazione che vede in prima fila Joshua Kushner, fratello del più noto Jared, genero del presidente Usa, Donald Trump. Gli americani sono stufi del tycoon affarista, che sta utilizzando il suo secondo mandato alla Casa Bianca per rimpinguare le sue tasche e quelle dei familiari. Secondo un nuovo sondaggio della CNN condotto da SSRS, circa due terzi degli intervistati ritengono che Trump non metta il bene del paese al di sopra del proprio tornaconto personale.

Miliardi

In base alle dichiarazioni finanziarie analizzate dal New York Times, il presidente nel 2025 ha incassato più di 2,2 miliardi di dollari. Dati che si collegano al diffuso scetticismo nell’opinione pubblica riguardo ai progetti con i quali Trump vorrebbe lasciare il suo segno nella storia. Il 58% degli americani afferma di sentirsi insoddisfatto o arrabbiato per i progetti di costruzione di una nuova mega sala da ballo alla Casa Bianca o la ristrutturazione della Reflecting Pool, la grande vasca che si trova a Washington sul National Mall, tra il Lincoln Memorial e il Washington Monument. Trump sfacciatamene non ha evitato i conflitti di interesse e il 57% degli intervistati giudica negativamente le ingenti somme introitate, inclusi i proventi da criptovalute, diritti d’autore e investimenti immobiliari. Oltre 6 su 10 affermano che Trump si è spinto troppo oltre nel perseguire i suoi interessi commerciali personali, ma anche nell’egocentrismo dimostrato nei cambiamenti di istituzioni culturali storiche, come il Kennedy Center e lo Smithsonian.

Malcontento

Un malcontento diffuso anche nell’elettorato repubblicano, dove solo il 43% afferma di avere un’opinione positiva sui progetti edilizi di Trump. In sintesi: il 73% degli adulti statunitensi ritiene che il presidente non abbia prestato sufficiente attenzione ai problemi più importanti del paese e che non sia in sintonia con i problemi che i cittadini americani comuni affrontano nella vita di tutti i giorni. Circa due terzi ritengono che le politiche di Trump abbiano peggiorato le condizioni economiche e che le sue decisioni militari in Iran abbiano danneggiato gli Stati Uniti. Il tasso di approvazione complessivo di Trump, pari al 34%, eguaglia il minimo storico registrato alla fine del suo primo mandato. La metà degli americani ora lo disapprova fortemente, la percentuale più alta registrata durante i suoi mandati, mentre solo il 15% lo approva pienamente, un minimo storico. Solo circa un quarto degli americani ritiene che Trump abbia un piano chiaro per gestire la guerra con l’Iran e il 62% afferma che non è un leader mondiale efficace.

Midterm

I democratici intendono dare grande risalto a queste questioni nelle elezioni di midterm a novembre, accusando Trump di aver usato in modo corrotto la sua carica per arricchirsi, mentre i prezzi al consumo aumentano e le disuguaglianze si acuiscono. Stratagemmi, cavilli e segreti sulle dichiarazioni finanziarie non permettono di capire con precisione a quanto ammonti il ​​patrimonio del tycoon, ma il fatto che abbia generato miliardi di dollari di entrate mentre occupava lo Studio Ovale – segnala ancora il NYT – è qualcosa di senza precedenti. Il senatore Jon Ossoff, democratico della Georgia, ha definito questa “l’amministrazione più corrotta di tutti i tempi”. James Talarico, democratico candidato al Senato in Texas, ha promesso una legge anticorruzione e anche gli elettori, prima poco interessati, sembrano prestare maggiore attenzione al tema della corruzione.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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