Nuova mossa, che ricorda quella del sacrificio della regina (in questo caso la Schlein) di Giuseppe Conte sempre più deciso a puntare alla leadership del Campo largo.
”Ragazzi, ho buttato giù una lunga riflessione sulla cultura woke…”, le sue parole, che poi sono una sorta di anticipo di quel programma del centrosinistra, che però non è stato ancora né predisposto, né tantomeno condiviso.
Ieri su Repubblica e’ apparso l’intervento del leader del M5S “Non è con il woke che la sinistra può fare giustizia “. Una pagina per smontare “le degenerazioni del politicamente corretto” e uscire dalla trappola che rischia di stritolare la nascita di una alternativa alla Meloni.
Infatti se la premier accusa la sinistra femminista di avere combattuto battaglie sbagliate su questioni come le quote di genere, Conte va oltre e processa la tendenza, da cui certo i suoi alleati non sono immuni, a ridurre la politica ad etica.
Pur riconoscendo gli effetti positivi del movimento nato negli Stati Uniti per contrastare razzismi, sessismi e discriminazioni, Conte si intesta la revisione politica e tattica avviata dalla dem, Alexandra Ocasio-Ortez, che ha defilo “folle” la prima stagione del movimento woke.
Conte sembra avere fiutato il vento e spiega “e’ diventata una sorta di religione morale autoreferenziale e per una forza progressista sarebbe un grave errore di strategia politica confidare su di essa per costruire una efficace azione politica”.
Insomma l’ex premier invita la sinistra a mettere in soffitta gli eccessi del woke per tornare ad occuparsi di salari, lavoro e ceti popolari. una sorta di invito alle compagne ed ai compagni “uscite dalle ztl delle grandi città, mettete via formule e simboli, tornate nelle fabbriche e nelle periferie e ritrovate connessione con il popolo”.
La vera emergenza, sta scritto nell’ abbecedario di Conte, “e’ l’economia, l’economia”.
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