L’aula del Senato ha approvato con 113 voti favorevoli, 67 contrari e 2 astenuti la legge elettorale. Per il via libero dovrà tornare alla Camera, perché il testo ha subito alcune modifiche. Che saranno le uniche parti a dovere essere esaminate e votate. A Montecitorio il nuovo testo approderà il 28 settembre.
Due le norme introdotte da palazzo Madama, le preferenze, però limitate a tre, con alternanza di genere e capilista bloccati e l’aumento delle firme (dalle attuali 1500 a 6000 per ogni collegio) necessarie per presentarsi alle elezioni.
L’obiettivo della maggioranza è di arrivare all’approvazione definitiva entro la metà di ottobre. Sicuramente le opposizioni chiederanno lo scrutinio segreto sulle modifiche. Scrutinio segreto non previsto invece dai regolamenti del Senato. Il governo però potrebbe mettere la fiducia sulle votazioni.
La riforma chiamata Stabilicum dalla maggioranza è Melonellum dalle opposizioni stabilisce che chi vincerà prendendo oltre il 41% avrà un premio di maggioranza di 70 deputati e 30 senatori. Sarà anche necessario indicare il leader di coalizione sulla scheda.
La riforma dovrà poi passare alla firma di Mattarella ed al vaglio della Corte Costituzionale.
Soddisfazione della maggioranza ed indignazione delle opposizioni. “C’è qualcuno che non può arrivare al 42%? No. C’è qualcuno che è sicuro di arrivarci? No. Allora la legge è equa”, e’ la sintesi fatta dal presidente del Senato Ignazio La Russa a fine seduta.
Le opposizioni hanno protestato sventolando in aula cartelli con su scritto “No alla legge truffa”. E c’è anche un riferimento storico a quella che agli albori della Repubblica, quando il proporzionale puro era considerato un tabù da non abbattere, la Dc di Alcide De Gasperi, nel 1953 introdusse un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 64,4% dei seggi alla Camera, 380 su un totale di 590 alla lista o al gruppo di liste collegate che avessero superato la soglia del 50%.
Il PCI di Palmiro Togliatti si oppose furiosamente in Parlamento con l’ostruzionismo parlamentare e nelle piazze battezzando la riforma voluta dalla Dc “Legge truffa”.
La legge ebbe però una vita molto breve, essendo avversata anche da una parte della stessa Dc. Promulgata il 31 marzo del 1953 ed in vigore per le elezioni politiche del 7 giugno, di quello stesso anno, non diede i risultati sperati. La Dc alleata con i socialdemocratici, i liberali,i repubblicani, il partito Sardo d’Azione e la Sudtilorer Volkspartei, rimase sotto la soglia del 50% ottenendo il 49,8%. La Dc perse rispetto alle elezioni del 1948, quando aveva trionfato contro il Fronte popolare l’8%. Ne guadagnarono le opposizioni. Comunisti e socialisti ottennero 35 seggi in più. Il partito monarchico aumentò da 14 a 40 deputati ed il Movimento Sociale Italiano passò da 6 a 29 deputati.
”La legge truffa” fu abrogata con la legge del 31 luglio del 1954. Il sistema di votazione non cambiò più fino alla fine della cosiddetta prima Repubblica, quando nel 1994, sempre il 18 aprile come nel 1948, si votò con una nuova legge elettorale che vide Silvio Berlusconi prevalere sulla “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto.
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