Da CEDU stop a ergastolo ostativo, eterno conflitto tra severità e garantismo

. Cronaca

La CEDU (Corte europea dei diritti dell'uomo), organo giurisdizionale a cui aderiscono i 47 paesi del Consiglio d'Europa, ha stabilito che l'Italia deve riformare la legge sull'ergastolo ostativo. La Grande Camera della Corte ha respinto il ricorso presentato da Roma dopo la sentenza dello scorso 13 giugno sul caso del boss calabrese Marcello Viola, per il quale era stata riconosciuta la violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, secondo cui "nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti". Benefici Secondo la CEDU l'Italia deve cambiare la legge in modo che la collaborazione con la giustizia da parte del condannato non sia l'unico elemento a impedire la possibilità di usufruire di benefici penitenziari e delle misure alternative alla detenzione. L'ergastolo ostativo, definito anche con l'espressione "fine pena mai", è regolato dall'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario e venne introdotto nel 1992, dopo all'uccisione da parte della mafia dei magistrati Falcone e Borsellino. "Non condividiamo nella maniera più assoluta questa decisione della CEDU", ha commentato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, "e faremo valere in tutte le sedi le ragioni del governo italiano". Determinazione Il Guardasigilli ha sottolineato: "Abbiamo un ordinamento che rispetta i diritti di tutte le persone", ma "che si rende conto che di fronte alla criminalità organizzata bisogna reagire con grande determinazione". Una linea condivisa da altri due big pentastellati Luigi Di Maio e Nicola Morra, presidente della Commissione antimafia. "Ma stiamo scherzando? Se vai a braccetto con la mafia - afferma il ministro degli Esteri -, se distruggi la vita di intere famiglie e persone innocenti, ti fai il carcere secondo certe regole. Nessun beneficio penitenziario, nessuna libertà condizionata. Paghi, punto. Qui piangiamo ancora i nostri eroi, le nostre vittime, e ora dovremmo pensare a tutelare i diritti dei loro carnefici? L'ergastolo ostativo è una misura fondamentale nel sistema di contrasto alle organizzazioni criminali, è una delle tante intuizioni di Giovanni Falcone". Stragisti Secondo Morra la decisione della CEDU mette a rischio anche "il 41bis", il regime carcerario per i mafiosi in cui è rigorosamente controllata ogni forma di comunicazione del detenuto. Va giù pesante anche Nino Di Matteo, della Direzione nazionale Antimafia: "Queste erano le aspettative degli stragisti". Di diverso avviso le organizzazioni a tutela dei diritti dei detenuti e dei diritti umani, da Antigone a Nessuno tocchi Caino ad Amnesty International. Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, spiega alla Adnkronos: "La decisione della CEDU non induce alcun automatismo, ribadisce il concetto per cui ogni persona ha diritto a essere riconsiderata dopo un certo numero di anni. Significa che per un detenuto una speranza può esserci e che, senza una speranza, la pena a vita viola la Convenzione europea sui diritti umani". Irriducibili Adesso cosa cambia? Per Giandomenico Caiazza, presidente dell'Unione delle Camere penali italiane, "il condannato all'ergastolo ostativo potrà richiedere i benefici di legge, che però si dovrà esser guadagnati" e che saranno valutati da un giudice. Al momento su circa 1.800 ergastolani, il fine pena mai riguarda - secondo i dati di Nessuno tocchi Caino - 1.250 condannati irriducibili tra mafiosi e terroristi.
(foto di Tim Timothy Pearce)

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