Lo stop alla cannabis light fa infuriare il M5s. Salvini esulta "No allo stato pusher"

. Cronaca

Nel giorno della fiducia al Conte 2 sulla manovra, appuntamento che fa fibrillare la maggioranza, scoppia in Senato una nuova bagarre per lo stop improvviso alla liberalizzazione della cannabis light. La presidenza di palazzo Madama ha dichiarato infatti inammissibile l'emendamento alla legge di bilancio proposto dai Cinquestelle che prevedeva dal 1* gennaio 2020 la libera vendita della canapa a basso contenuto di Thc  (il principio attivo delta-9-tetroidrocannabinolo). L'annuncio della presidente Casellati ha provocato l'ira dei grillini, convinti che l'inammissibilità fosse il frutto delle pressioni di Lega, Forza Italia e Fdi, e per contro gli applausi dell'opposizione. La presidente ha rigettato l'insinuazione: "Si è trattato di una valutazione tecnica scevra da condizionamenti politici" ha risposto la Casellati invitando la maggioranza a presentare un disegno di legge se riteneva quella norma così importante. Nella bagarre successiva si è sentito La Russa (Fdi) gridare"drogato" a un senatore grillino mentre Salvini ha ringraziato la presidente sostenendo che con quella bocciatura si era evitata la vergogna di uno "stato spacciatore". La tesi del senatore M5s Matteo Mantero, primo firmatario dell'emendamento sulla legalizzazione della cannabis light, è di segno opposto: "Nessuna follia - ha detto riferendosi ad un commento della Meloni - qui l'unica follia è equiparare la cannabis light alla droga: è come sostenere che ci si può ubriacare con la birra analcolica. E per colpa dell'ignoranza di alcuni politici dell'opposizione dodicimila agricoltori e commercianti torneranno a vivere l'incubo della chiusura delle loro attività". Le imprese che si occupano di cannabis light sono in Italia circa tremila, l'emendamento approvato in commissione bilancio prevedeva una tassa che avrebbe portato nelle casse dello stato circa 500 milioni di euro. 

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