La Libia non è porto sicuro, dice Moavero. Indagata capitana Sea-Watch

. Cronaca

La Libia "non e' un porto sicuro" ed é "dato di fatto" sulla base delle convenzioni internazionali vigenti, parola del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Il responsabile della Farnesina ha tenuto una conferenza stampa con il rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, dopo una riunione a Roma dei sei Paesi "interessati" allo scenario libico (Italia, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Emirati arabi ed Egitto). "La definizione di porto sicuro - ha spiegato Moavero - viene dalle convenzioni internazionali, queste condizioni per la Libia non ci sono. Non siamo noi a dirlo. So che da questo nascono varie precisazioni di carattere mediatico su convergenze di posizioni o meno, ma e' un dato di fatto del diritto internazionale". Guardia costiera Ciò detto, ha rilevato il ministro, "la Libia ha diritto a vigilare su ciò che accade nelle proprie acque territoriali, quindi gli interventi della guardia costiera sono legati a questo. L'addestramento viene effettuato anche nell'ambito di missioni europee, quindi anche per l'Ue questa è una componente importante per riportare la Libia alla normalità". Salamé ha notato che i centri detenzione in Libia sono una parte minima del problema e ha invitato a "non esserne ossessionati. I migranti che vi si trovano "rappresentano solo il 2%" del totale degli oltre 800mila migranti irregolari presenti nel paese nordafricano. Fotografare "So che tutti gli europei - ha detto ancora il rappresentante Onu - vogliono andare a farsi fotografare lì, ma non è questo il punto. Noi vogliamo aiutarli, ma ci dobbiamo occupare anche di tutti gli altri". Sui rimpatri, ha ricordato, l'Onu "ha regole stringenti: devono essere fatti solo su base volontaria. L'Oim e l'Unhcr organizzano operazioni per rimpatriare le persone nei paesi d'origine, ma non abbiamo il diritto di costringerli a rientrare". Indagata Prosegue intanto, vicino alla costa di Lampedusa, la storia infinita della Sea-Watch 3 con il suo carico di una quarantina di migranti e di un gruppo di parlamentari dell'opposizione, decisi a restare a bordo fin quando non verrà trovata una soluzione. La capitana della nave della Ong tedesca, Carola Rackete, è ora indagata dalla procura di Agrigento per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per non avere obbedito all'ordine di una nave da guerra. Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, ha detto: "Stiamo valutando il sequestro probatorio", mentre la Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni sulla nave e sequestrato documenti. No border L'interrogatorio della giovane comandante, ormai un'icona per i sostenitori delle campagne "no border", dovrebbe avvenire domani. A margine del G20 di Osaka, il premier Giuseppe Conte, ha avuto una serie di contatti con colleghi europei: "Stiamo completando le operazioni sulla redistribuzione - ha annunciato -. Tre o quattro paesi sono disponibili. Si è attivato il meccanismo da parte dell'Europa per attivare la procedura".
(mappa da CIA World Factbook)

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