S&P non ci declassa. Ma le previsioni economiche sono negative

. Economia

L'agenzia di rating statunitense Standard&Poor's non ci declassa ma non vede un futuro roseo per la nostra economia: la crescita, secondo S&P, non sarà quella ipotizzata dal governo giallo-verde con la manovra e il deficit a fine 2019 non sarà del 2,4 ma del 2,7% L'atteso giudizio è arrivato stasera ed è stato accolto con un certo sollievo dal governo che temeva un declassamento. Questo non c'è stato: restiamo al precedente livello di rating, BBB, ancora due gradini sopra il livello 'spazzatura', ma l'outlook, cioè le previsioni economiche formulate dall'agenzia statunitense per il nostro paese, sono state riviste al ribasso passando da "stabile" a "negativo". In sostanza S&P non crede che il debito italiano scenderà così come sono valutate come  ottimistiche le stime di crescita che nel 2019 invece dell'ipotizzato 1,5% potrebbero fermarsi all'1,1%, un indebolimento provocato proprio dalla manovra appena bocciata dall'Ue. S&P parla di "inversione" rispetto al precedente consolidamento di bilancio e valuta che lo smantellamento della legge Fornero minaccerà la sostenibilità a lungo termine dei conti pubblici italiani. Il commento positivo di Di Maio al 'verdetto' S&P: "Le agenzie di rating non misurano il benessere dei cittadini di un Paese, ma chi aspettava Standard&Poor's per continuare a remare contro il governo oggi ha avuto una brutta sorpresa: il rating dell'Italia è stato confermato. Andiamo avanti! Il cambiamento sta arrivando". E quello di Salvini: "È un film già visto - ha scritto su Twitter -  Le agenzie di rating non si sono accorte della crisi mondiale? In Italia non saltano né banche né imprese". 

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