Gli attacchi al petrolio saudita, per gli Usa "o dall'Iran o dall'Iraq"

. Esteri

Sono stati lanciati da nord e quindi "o dall'Iran o dall'Iraq" gli attacchi con droni e forse anche missili da crociera contro le installazioni petrolifere saudite dell'Aramco sabato scorso, attacchi che hanno praticamente dimezzato la capacità produttiva di petrolio del paese che è il più grande produttore ed esportatore del mondo. Lo affermano gli Stati Uniti che, puntando il dito accusatore sull'Iran sciita - che nega ogni coinvolgimento e parla di "inganno" orchestrato da Washington -  e affermando di essere "pronti e carichi" a scendere in campo per aiutare l'alleato, cioè Riad (così ha twittato Trump), hanno pubblicato le foto satellitari dei 17 attacchi, foto che dimostrerebbero appunto la loro provenienza da nord e non dallo Yemen, che è a sud, così come affermano i ribellli sciiti Huthi, ritenuti vicini a Teheran, rivendicando la paternità dell'azione contro i due maxi-impianti sauditi. Un attacco che ha gettato nel panico le borse mondiali e ha fatto impennare il prezzo del greggio aumentato ovunque di almeno il 10% con prevedibili, immediate conseguenze sui prezzi  della benzina e del gasolio e quindi, a cascata, su tutti i generi di consumo. Riad ancora non ha confermato la presunta responsabilità dell'Iran negli attacchi pur parlando di armi "iraniane" ma ha allungato a "qualche mese" e non più "qualche settimana" i tempi previsti per la ripresa della produzione a pieno ritmo dei due impianti danneggiati. Cresce la tensione nella regione per un attacco, nell'ambito della guerra civile nello Yemen, di enorme impatto economico e politico a livello mondiale. E' intervenuta anche la Cina invitando Washington e Teheran a moderare toni, atteggiamenti e reazioni. Intanto  gli insorti yemeniti hanno avvertito le compagnie petrolifere straniere e i loro dipendenti di "stare lontani dalle raffinerie di Abqaiq e Khurais", affermando che tali obiettivi sono ancora nel loro mirino. Secondo l'Ansa la perdita di produzione per l'attacco agli impianti di Saudi Aramco, in Arabia Saudita, rappresenta il più grande danno determinato da un singolo evento per i mercati petroliferi. La perdita di 5,7 milioni di barili al giorno, il 5% della produzione mondiale, è superiore a quella nel 1979 con la rivoluzione iraniana e nel 1990 con l'invasione del Kuwait. (foto da sanmarinortv.sm)

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