Trump pugnala alla schiena i Curdi. Via libera a Erdogan in nord Siria

. Esteri

Gli Stati Uniti hanno iniziato il ritiro delle loro truppe dalla Siria nord-orientale, aprendo le porte alla preannunciata offensiva della Turchia contro i Curdi. SDF La decisione di Trump rappresenta una vera e propria pugnalata alla schiena per le forze democratiche siriane a guida curda (SDF) protagoniste in questi anni della guerra di liberazione dal Califfato e dall'Isis nel Vicino Oriente. "Nonostante i nostri sforzi per evitare qualsiasi escalation militare con la Turchia - si legge in una nota di SDF - le forze statunitensi non hanno adempiuto ai loro obblighi e hanno ritirato le loro forze dalle aree di confine con la Turchia. La Turchia sta preparando un'invasione della Siria settentrionale e orientale. Siamo determinati a difendere la nostra terra a ogni costo". Cuscinetto L'agenzia di stampa turca DHA ha riferito che carri armati e truppe si stanno già dirigendo verso la zona di confine di Akcakale. "Possiamo arrivare ogni notte, senza preavviso", ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Ankara considera le forze curde nella regione come "terroristi", legate al PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che combatte per l'autonomia dei curdi in Turchia da circa quarant'anni. Erdogan in una telefonata con Trump ha detto di voler creare una zona cuscinetto sicura da cui eliminare tutti i terroristi e insediare fino a 2 milioni di rifugiati siriani, degli oltre 3,6 milioni fuggiti dalla guerra civile in Siria iniziata nel 2011 e attualmente ospitati in Turchia. Il presidente Usa ha giustificato la sua decisione in alcuni tweet, in cui tra l'altro afferma: "È tempo per noi di uscire da queste ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali, e riportare a casa i nostri soldati. Combatteremo dov'è il nostro vantaggio e combatteremo solo per vincere". Disastro Trump ha sottolineato: "Siamo lontani 7000 miglia" dall'area e comunque "se l'Isis ci minacciasse ancora, se si avvicinasse, torneremo a combatterli". D'ora in avanti "Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i Curdi se la dovranno cavare da soli". Il senatore repubblicano Lindsey Graham, finora stretto alleato del presidente Usa, ha definito l'annuncio del ritiro un "disastro". "Non sappiamo cosa succederà, ma ci prepariamo al peggio", ha dichiarato il coordinatore Onu per le operazioni umanitarie in Siria, Panos Moumtzis. Al momento le principali città curde lungo il confine, da Kobane a Qamishili, rimangono calme. Non sono stati diramati ordini di evacuazione per i civili, mentre i campi di prigionia pieni di combattenti dell'Isis, molti dei quali stranieri, si trovano in una zona più a sud e restano sotto il controllo dei miliziani curdi.

©in20righe - RIPRODUZIONE RISERVATA




Potrebbero interessarti:

I commenti sono chiusi