Vaticano: per la fuga di notizie che ha irritato Bergoglio lascia il capo della gendarmeria

. Esteri

Una fuga di notizie è costata il posto - e che posto - al capo dei gendarmi vaticani, Domenico Giani, da vent'anni angelo custode dei pontefici. Giani ha presentato le sue dimissioni che Bergoglio, tanto contrariato per quella fuga da equipararla ad un "peccato mortale", ha accettato. Giani lascia con amarezza assumendosi la "responsabilità oggettiva" - lui il comandante e quindi doveva vigilare - per quel documento interno alla gendarmeria con i nomi di cinque dipendenti "indagati" perchè coinvolti nell'inchiesta su investimenti immobiliari per centinaia di milioni di euro. Una disposizione di servizio con nomi e foto dei cinque ai quali veniva interdetto l'ingresso in Vaticano, affissa nei locali del comando della gendarmeria ma finita sui tavoli della redazione dell'Espresso che l'ha pubblicata. L'inchiesta interna subito avviata non ha portato alla scoperta della 'talpa' cioè di colui che ha 'esportato' quella disposizione ma lo scandalo è stato enorme così come l'irritazione del papa, di qui le dimissioni di Giani che ha voluto però, nell'addio, rimarcare anche la sua estraneità nella vicenda. Una nota della sala stampa vaticana spiega così le dimissioni del capo della gendarmeria: "Volendo garantire la giusta serenità per il proseguimento delle indagini coordinate dal Promotore di Giustizia ed eseguite dal Corpo della Gendarmeria, non essendo emerso al momento l'autore materiale della divulgazione all'esterno della disposizione di servizio, riservata agli appartenenti alla Gendarmeria e alla Guardia Svizzera, il comandante Domenico Giani, pur non avendo alcuna responsabilità soggettiva nella vicenda, ha rimesso il proprio mandato nelle mani del Papa, che ha accolto le sue dimissioni".

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