Teheran a Trump, la vendetta sarà fredda ma ci sarà

. Esteri

Mondo col fiato sospeso in attesa della risposta di Teheran dopo il raid Usa (con missili sparati da droni) che ha ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani all'aeroporto di Baghdad. "Dovevamo farlo prima, stava progettando attentati contro cittadini americani" ha twittato Donald Trump apparentemente non preoccupato per le minacce di rappresaglia formulate nei confronti degli Usa dalla guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Khamenei: "Preparate le bare". Il capo della Casa Bianca ha detto anche di non volere la guerra ma di esser pronto "a qualunque risposta si rivelasse necessaria". Il Pentagono ha deciso intanto di innalzate al massimo livello le misure di sicurezza per i soldati americani in Medio Oriente, ordinando anche la limitazione degli spostamenti. Secondo i media Usa la Casa Bianca avrebbe anche dato il via all'invio di altri 3.500 soldati nell'area. La tensione è altissima: anche i vertici militari di Teheran hanno minacciato rappresaglie contro gli Usa. "La vendetta dell'Iran per l'assassinio del comandante del Quds Qassem Soleimani - ha detto un alto militare iraniano - non sarà affrettata e decideremo dove e quando avverrà la schiacciante risposta". Una risposta che, secondo il Dipartimento per la sicurezza nazionale americano, potrebbe essere costituita anche da un'ondata di cyber attacchi contro reti informatiche Usa, non solo quelle federali. Intanto migliaia di iracheni hanno partecipato oggi a Baghdad nei pressi di un santuario sciita ai funerali del generale Soleimani gridando "morte all'America". I resti di Soleimani saranno poi trasferiti in Iran per i funerali che si terranno martedi nella sua città natale, Kerman. E sul raid Usa si è fatta sentire anche Pechino che ha sollecitato Washington a non abusare della forza militare. In Italia il premier Conte assiste con forte preoccupazione all'escalation in medio Oriente facendo appello "alla moderazione, al dialogo, al senso di responsabilità delle parti" e manifestando la massima attenzione per i militari italiani in M.O. esposti a rischio dopo il raid Usa per l'attesa ritorsione da parte di Teheran (1.000 sono in Libano al confine con Israele, inquadrati nell'Unifil, 800 addestratori proprio in Iraq, 300 in Libia): allerta altissima, basi bindate e vigilanza ai massimi livelli.

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