Facebook e il caso del nome di Xi Jinping tradotto come un'oscenità...

. Esteri

L'algoritmo di Facebook che pretende di giudicare a livello globale cosa sia giusto o sbagliato, ha rivelato una volta di più le falle dell'intelligenza artificiale applicata alle finezze del linguaggio e dell'intelligenza umani. Quello stesso algoritmo che si è rivelato incapace di bloccare il linguaggio violento e razzista, ma ha decretato il no alla foto di una madre che allatta il suo bimbo, ha commesso una gaffe incredibile ai danni della premier del Myanmar, Aung San Suu Kyi. Slang Ha tradotto, sul profilo ufficiale del governo di Naypyidaw, il nome del presidente cinese, Xi Jinping, dal birmano in inglese con una oscenità. Il nome di Xi in inglese, nel post che annunciava l'incontro tra i due leader, è stato tradotto come "Mr Shithole", un termine dello slang americano estremamente volgare, per cui di solito i giornali Usa lo scrivono utilizzando numerosi asterischi. La traduzione letterale è "cesso", ma in senso lato l'espressione è equivalente all'italiano "uomo di m...". Tweet Un termine che aveva già suscitato notevole scalpore mediatico, quando il presidente Donald Trump lo aveva utilizzato in un tweet per lamentarsi dell'eccessivo numero di immigrati provenienti da paesi africani, bollati dal capo della Casa Bianca come "shithole countries", ovvero "paesi di m...". I dirigenti del social di Menlo Park hanno subito cercato di giustificare l'errore e di correre ai ripari: "Abbiamo risolto un problema tecnico che causava traduzioni errate dal birmano all'inglese -ha dichiarato un portavoce-. Questo non avrebbe dovuto succedere e stiamo prendendo provvedimenti per garantire che non accada più". Indovinare Secondo la giustificazione ufficiale, nel database che traduce il birmano in inglese non era stato inserito il nome del presidente cinese e quando mancano i dati per una parola, l'intelligenza artificiale prova a indovinare la traduzione, utilizzando sillabe simili riscontrate nella lingua originale. Lo spiacevole errore ha fatto il giro del mondo a partire dal profilo birmano della premier premio Nobel per la pace, ma non è apparso in Cina, dove il flusso di informazioni anche dai social media occidentali è controllato dal governo. Winnie Nel recente passato, ricorda la BBC, l’attenta vigilanza di Pechino aveva bloccato l’immagine di Winnie the Pooh, l'orsetto giallo del classico cartone animato Disney, perché alcuni blogger lo avevano utilizzato ironicamente sulla rete social per una certa somiglianza con il volto del presidente cinese.

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