Istanbul vince la democrazia. Erdogan battuto per la seconda volta

. Esteri

È festa per le strade a Istanbul. La megalopoli turca, che si estende tra Europa e Asia, ha votato per la seconda volta in pochi mesi per il sindaco e per la seconda volta il candidato sostenuto dal 'presidentissimo', Recep Tayyip Erdogan, è stato battuto dal rappresentante dell'opposizione. "Oggi ha vinto la democrazia", ha detto l'appena rieletto Ekrem Imamoglu, 49 anni, candidato del Partito repubblicano del popolo (Chp), che fino a poco tempo fa era un politico semisconosciuto, sindaco di Beylikduzu, una circoscrizione di Istanbul abitata da classi medio-borghesi. Il 31 marzo scorso il candidato di Erdogan, l'ex premier Binali Yildirim era stato battuto soltanto per poche migliaia di voti e il presidente turco era sceso in campo in prima persona per chiedere il riconteggio delle schede e ottenere poi l'annullamento dell'elezione per presunti casi di brogli elettorali e di corruzione. La ripetizione del voto, che ha visto una massiccia partecipazione con un affluenza dell'84,41%, ha fatto segnare un risultato molto netto a favore di Imamoglu, che con il 54% circa dei consensi ha distanziato di quasi 10 punti l'avversario del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Akp) di governo. La conferma del successo a Istanbul, principale centro industriale, finanziario e culturale della Turchia, con quasi 16 milioni di abitanti che ne fanno la città più popolosa d'Europa, segna un importante battuta d'arresto per Erdogan. Il presidente aveva cominciato la sua scalata al potere nel 1994 proprio dalla poltrona di sindaco della città sul Bosforo. "Non è stato un partito a vincere queste elezioni, ma Istanbul e l'intera Turchia", ha commentato ancora Imamoglu, aggiungendo di essere pronto a lavorare con il presidente Erdogan per risolvere i problemi. La sconfitta ha inferto un duro colpo al presidente e al suo Akp e potrebbe avere ripercussioni politiche più ampie, se non addirittura rappresentare l'inizio della fine per Erdogan. Gli analisti ritengono che la perdita di Istanbul potrebbe portare a un rimpasto di governo e forse innescare elezioni anticipate, rispetto alla data prevista del 2023. Dopo il fallito colpo di stato militare del 2016, Erdogan si è reso protagonista di un giro di vite sulla società civile, l'opposizione e i gruppi per i diritti umani e civili, il pugno di ferro ha colpito in particolare la minoranza curda.

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