Trump, torna il fiuto del tycoon e punta la Groenlandia

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Donald Trump, tycoon dell'immobiliare prima di essere eletto 45esimo presidente degli Stati Uniti, ha messo gli occhi sulla Groenlandia. È l'isola più vasta del pianeta ed è per tre quarti ricoperta da una coltre glaciale permanente. Geograficamente appartiene al continente americano, politicamente fa parte del Regno di Danimarca. Gli abitanti sono meno di 60 mila e appartengono essenzialmente alla comunità indigena degli Inuit, gli eschimesi. La Groenlandia soffre gli effetti del cambiamento climatico e se l'intera superficie ghiacciata si sciogliesse, il livello medio del mare salirebbe di oltre 7 metri, minacciando di sommergere vaste aree costiere e insulari del mondo. Uranio Ma Trump, che tra l'altro non crede al riscaldamento del pianeta, sembra guardare ad altri aspetti dell'affare, a partire dallo sfruttamento delle potenziali ricchezze economiche con il sito minerario di Kvanefjeld, tra i più ricchi al mondo di uranio e delle preziose "terre rare". L'abbassamento del permafrost contribuirebbe a far emergere altri tesori naturali. Ci sono poi le questioni geopolitiche e strategiche, che consentirebbero agli Stati Uniti di allargare la propria influenza militare e di battere un colpo importante nella concorrenza con la Russia e la Cina nella corsa ai Poli. Thule In realtà, gli Stati Uniti un piede in Groenlandia già ce l'hanno, con l'affitto permanente della base aerea di Thule a 1.200 chilometri dal Circolo polare. Non è da escludere il capriccio di voler lasciare un'eredità storica simile a quella dell'acquisto americano dell'Alaska dalla Russia nel 1867. All'epoca artefice del business fu il segretario di Stato, William H. Seward, che firmò con il rappresentante dello Zar per 7 milioni di dollari, nonostante lo scetticismo del presidente dell'epoca Andrew Johnson, che definiva il territorio "giardino dell'orso polare". Secondo quanto riferisce l'autorevole Wall Street Journal sembra che una sera a cena qualche mese fa qualcuno dei collaboratori abbia sussurrato al presidente che la Danimarca fatica a mantenere la Groenlandia, per cui spende un contributo di circa 457 milioni di euro ogni anno. Una lampadina si sarebbe subito accesa e, dopo la prima chiacchierata, Trump si sarebbe informato "ripetutamente" con i suoi collaboratori: "Pensate che potrebbe funzionare?",  la sua domanda. Copenaghen Ora diverse fonti dell'Amministrazione cercano di smorzare e parlano di colloqui "con vari gradi di serietà". In ogni caso ai primi di settembre l'inquilino della Casa Bianca si recherà a Copenaghen in visita ufficiale. Potrebbe essere l'occasione per affrontare l'argomento nella cena di stato con la regina Margherita II e poi per tentare di intavolare una trattativa con la premier, Mette Frederiksen. Trump non è il primo presidente Usa a guardare con interesse alla Groenlandia, già nel 1946 Harry Truman propose alla Danimarca l'acquisto dell'isola per 100 milioni di dollari, ma l'offerta venne rifiutata. Esiste un precedente di trattativa andata a buon fine tra Washington e Copenaghen: nel 1917 gli Stati Uniti comprarono per 25 milioni di dollari le Indie occidentali danesi, un arcipelago delle Piccole Antille di 53 isole vulcaniche nel Mar dei Caraibi, che diventarono le Isole Vergini americane. Non in vendita La Groenlandia "non è in vendita", ha replicato il premier groenlandese Kim Kielsen che ha aggiunto: "Ma è aperta al commercio e alla cooperazione con altri paesi". Insomma, la grande isola artica che è una nazione in seno al Regno di Danimarca resta aperta agli affari, non alla vendita. Per ora nessun commento da parte della neo premier socialdemocratica danese, Mette Frederiksen, che proprio questo fine settimana visiterà la Groenlandia: "Non vedo l'ora", ha detto.
AGGIORNAMENTO
Trump ha annunciato via Twitter il 21 agosto il rinvio della sua visita in Danimarca, dopo il secco no della premier danese, Mette Frederiksen, che ha respinto la sua proposta di acquistare la Groenlandia: "La Danimarca - scrive il presidente Usa, che aveva fatto la bocca all'affare - è un paese molto speciale con persone incredibili, ma sulla base dei commenti del primo ministro, che non sarebbe interessata a discutere l'acquisto della Groenlandia, rimanderò il nostro incontro. Il premier, essendo così diretto, ha fatto risparmiare molte spese e sforzi sia agli Stati Uniti sia alla Danimarca. La ringrazio e ci riprogrammeremo, magari, in futuro"

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