Manovra: ultimatum grillino "Senza di noi non si va da nessuna parte"

. Politica

"Subito un vertice", ha chiesto Luigi Di Maio dopo aver riunito i suoi ministri. Il capo politico M5s è poco soddisfatto delle misure anti-evasione contenute nella manovra approvata appena tre giorni fa. E ha avvertito che senza i voti dei Cinquestelle "non si va da nessuna parte" (lui vorrebbe subito il carcere e le confische per i grandi evasori e ritiene "devastanti" le misure sui Pos, sul contante e sulle partite Iva). "Quota 100 va cancellata" ha tuonato Matteo Renzi battezzando la Leopolda e precisando poi, serafico, di non voler far polemiche. Tra fibrillazioni e ultimatum è stata una giornata difficile per il governo e per la maggioranza giallorossa che lo sostiene, giornata che ha però chiarito il vero significato di quel "salvo intese" con cui il CdM ha licenziato la legge di bilancio e il decreto fiscale: intese che non c'erano all'alba del 16 ottobre e che non ci sono nemmeno oggi a giudicare dall'ultimatum lanciato da Di Maio (anche se i grillini non lo considerano tale, confermando la loro fiducia in Conte). E così mentre Renzi ha detto di aspettare una 'convocazione' per il vertice sollecitato da Di Maio - il premier ha detto di essere pronto ad ascoltare i suggerimenti di tutti ma di non voler cambiare l'impostazione di fondo della manovra, "una manovra che non criminalizza nessuno" - i più preoccupati sembrano i dem che nelle mosse dei grillini e dei renziani vedono rischi grossi per la tenuta della maggioranza e quindi per il governo. "Un ultimatum al giorno leva il governo di torno" ha twittato lapidario Franceschini, capo delegazione dem nell'esecutivo, con toni da ultima o penultima spiaggia. Un tweet ripreso e rilanciato da Zingaretti.

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