Di Maio avverte Conte, senza M5s né manovra né governo. L'appello di Renzi agli azzurri 'delusi'

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Chissà se il vertice di maggioranza convocato di gran carriera per domani pomeriggio dal premier Conte per calmare Di Maio riuscirà a stemperare le tensioni tra Palazzo Chigi e i grillini sulla manovra (con Renzi dalla Leopolda a mettere un altro pò di benzina sul fuoco di un clima già surriscaldato). Ma la vigilia non consente troppi ottimismi a giudicare dall'ultima uscita di Di Maio, anche se è proprio il capo politico dei Cinquestelle a dirsi in serata "fiducioso che alla fine una soluzione si troverà". Ma alla tv e sui social le sue parole sono state dure, vere stilettate verso il premier che ieri aveva tuonato "chi non fa squadra è fuori" (dal governo) e che oggi si è preso la risposta altrettanto forte, sia pure mascherata da un sorriso, del ministro degli Esteri: "Senza M5s non ci sono nè manovra nè governo". "I toni 'o si fa così 'o si va a casa' fanno del male al paese, fanno del male al governo: in politica - ha detto Di Maio "meravigliato, sorpreso e addolorato" per le polemiche di queste ore - si ascolta la prima forza politica che è il M5s, perché se va a casa il M5s è difficile che possa esistere ancora una coalizione di governo". Sulla manovra Di Maio ha espresso soddisfazione per la convocazione del vertice ma ha dettato le sue condizioni, sempre rivolto al premier: "Il vertice deve servire a mettere nella legge di bilancio tre proposte per noi imprescindibili (quelle relative alla lotta all'evasione, sul Pos e sulle partite Iva, ndr): o si fanno o non esiste ancora la manovra'. Nelle stesse ore dalla Leopolda, chiudendo la decima edizione della kermesse, Renzi insisteva sulla necessità per Italia Viva di abbassare le tasse e proponeva ai partner di maggioranza di tenere la pressione fiscale allo stesso livello dell'anno scorso senza toccare i servizi. Renzi, anche lui rivolto a Conte, ha respinto l'accusa di voler lanciare ultimatum: "da noi solo idee, nessun ultimatum" ma non ha ritirato la sua critica a Quota 100. Dopo aver sottolineato le distanze tra IV e Pd ("con questo partito una sana competizione") aprendo le porte a quanti tra i dem vorranno approdare in Italia Viva ("noi intanto partiamo, se vogliono venire sempre porte aperte ma i tentennamenti di qualcuno non possono bloccare una carovana che ha voglia di correre"), Renzi ha ribadito il suo 'no' ad un'alleanza strutturale con i Cinquestelle. Quindi l'affondo a Salvini il cui disegno - ha detto - "aveva come obiettivo il Colle". Per Renzi invece "è questa maggioranza europeista e antisovranista che ha il dovere di eleggere il futuro inquilino del Quirinale nel 2022" e "il presidente che ci accompagnerà fino al 2029 sarà espressione di forze politiche che credono nell'Europa, non mettono in discussione l'euro o non vanno in piazza con Casapound". Parallela all'apertura ai dem quella agli azzurri "delusi", a disagio in un centrodestra a guida salviniana. "In piazza San Giovanni - ha detto l'ex-premier - è finito un modello culturale di centrodestra (quello berlusconiano) che, pur non privo di distorsioni, per 25 anni ha cercato di rappresentare l'anima liberale del paese. Salvini ora ha preso le redini e io capisco il disagio di dirigenti e militanti di Forza Italia". Quindi l'appello: "A chi crede che c'è spazio per un'area liberale e democratica dico venga a darci una mano, Italia Viva è aperta". A stretto giro, ma non poteva essere altrimenti, i maggiorenti di Forza Italia hanno respinto al mittente le avances del leader di IV...

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