“Chiamate Draghi”, i due Matteo al lavoro

. Politica

La politica non e’ poi così casuale, come a volte si può pensare. Ci sono disegni politici, progetti, più o meno ambiziosi ma che a volte si realizzano ed altre no. Perchè come in fisica bisogna sempre tenere conto di tutti gli elementi presenti e della loro reattività per avere successo. Cosa non affatto semplice. Che ci sia un piano per Draghi appare probabile e non si tratta di fantapolitica, come bollato da Zingaretti e compagni. Prima l’uscita di Draghi che parla degli effettti economici del coronavirus come di una “guerra” ed illustra come potere evitare una disastrosa recessione ed uscire dalle macerie. Innanzitutto aumentando il debito pubblico senza remore come successe appunto in tempo di guerra ed alla sua fine. Nulla sarà come prima, e di questo ne sono convinti un po’ tutti. Dopo Draghi puntuale l’intervento di Matteo Renzi, bisogna ripartire anche se gradualmente da subito: "Non si puo rimanere chiusi in casa, magari senza avere soldi per fare la spesa, fino al vaccino". Renzi sembra ipotizzare un governo di unita‘ nazionale, che in quanto tale non potrebbe essere gestito da Conte, che di capovolte ne ha già fatto troppe, ma dall’ex presidente della Bce, grande esperto di economia e stimatissimo a livello internazionale. Anche la Lega spinge fin da quando e’ stata estromessa o si e’ auto-estromessa, come da molti sostenuto. Salvini, consigliato anche dal fido Giorgetti, è per un governo di unita’ nazionale, guidato da Draghi., I due Matteo ben sanno che almeno  fino al 2023 sono scongiurate elezioni. Sono a rischio anche le regionali di primavera e quindi spingono per una soluzione condivisa con Conte fuori dai giochi. Anche Di Maio sarebbe della partita, non tutti i suoi ovviamente, essendo il movimento più che lacerato e spaccato, con l’assemblea di marzo rinviata per pandemia. C’è anche il no dei big Dem che vedono in pericolo la loro funzione attuale di perno della coalizione giallo-rossa: “Ipotesi da fantapolitica, ora siamo centrali noi”. E questo comporta onori ma anche molti oneri che potrebbero essere pagati a caro prezzo, Per questo molti dem peones non vedono affatto di cattivo occhio una coalizione di unita’, guidata da Draghi. L’incognita più grossa viene dal Colle che eventualmente dovrà decidere su un eventuale ribaltone. Che Mattarella stimi e molto Draghi non c’e’ dubbio. I dubbi riguardano eventualmente le prossime elezioni per il presidente della Repubblica. Mattarella potrebbe aspirare,  come avvenne per Napolitano, ad un bis di sette anni. E questo mal si concilierebbe con il percorso da più parti previsto per Draghi, una sorta di patto a tre. I due Matteo, più Luigino. Per l’ex presidente della Bce,  prima l’incarico di premier per la ricostruzione del paese, non appena superata l’emergenza sanitaria, poi nel 2023 il salto sul colle. La strana coppia spera che Conte inciampi in qualche errore.

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