Politica inadeguata sia maggioranza che opposizione con burocrazia “alleata” del virus. Data più probabile rimane il 16 maggio

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E‘ stata una pioggia di smentite ad investire il capo della Protezione Civile che aveva osato indicare una data se non certa almeno probabile per uscire dall’emergenza, con il ”libera uscita” pur graduale e con nuove misure per il contenimento di quello che rimarrà della pandemia ed anche per una pur sempre possibile ondata di ritorno, come accaduto in questi giorni a Wuhan. E sopratutto indicare il possibile inizio della Fase 2. A palazzo Chigi quando hanno sentito le parole di Borrelli sono saltati sulla sedia. Grande irritazione per quell’uscita considerata infelice di Borrelli ed ordine agli scienziati di smentirlo, senza intervenire direttamente per evitare nuove polemiche ed invito pressante allo stesso di rettificare. Cose puntualmente avvenute, anche se il 16 maggio, ragionando semplicemente con il buon senso, appare come una possibilità concreta per iniziare la ripartenza. Mentre sul plateau dei contagi la situazione rimane in modo allarmante, perché ci si aspettava una rapida discesa, stabile, sulla plancia di comando sembra regnare la confusione, comprensibile solo per l’inadeguatezza di un’intera classe politica, solo sempre pronta per beghe piccole o grosse ad accapigliarsi. La maggioranza con limiti comunicativi ed incerta sul messaggio da inviare agli italiani, se di fiducia e di ottimismo oppure di allarme per dissuadere ad eludere le misure restrittive. Inoltre il mancato raccordo tra le varie competenze con sindaci, presidenti di regioni e scienziati finisce per indebolire l’azione di contrasto. Se si vogliono poi unire i due tipi di messaggio il caos e‘ ancora maggiore. Sicuramente, e questo Mattarella che e’ tra i pochi a mantenere la necessaria lucidità ben lo sa, servirebbe un governo di unita’ nazionale. Visto che ci troviamo ad affrontare la più grave catastrofe dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma Conte non ne vuole nemmeno sentire parlare per non mettere in gioco la sua posizione. Così appare quasi stralunato nelle suoi interventi pubblici, nel suo dire e non dire, senza mai dare certezze e date. Anche se ovviamnete legate allo sviluppo della pandemia. L’opposizione da parte sua non fa che ripetere la solita filastrocca a volte contraddicendosi ed invocando un giorno la candidatura di Draghi per la ricostruzione ed un altro quella della strada opposta a quella che seguirebbe l’ex Presidente della Bce, di un’uscita dall’euro. Nel tutto la burocrazia appare uno dei migliori alleati della pandemia. Con mascherine pronte all’uso ma in attesa delle procedure necessarie per arrivare al mercato, senza parlare degli aiuti economici che tardano giorni ad arrivare per le complesse procedure da svolgere. Ma chi ha veramente fame e non ha i soldi per fare la spesa non può aspettare settimane per mangiare, altrimenti la rabbia sociale e’ destinata a crescere. Anche dagli scienziati per protagonismi vari arrivano messaggi contraddittori, che lasciano aperte tante domande senza risposte. Basta davvero un metro di distanza o ne occorrono due, come dicono gli americani. Basta parlare per diffondere il  virus? Cosa devono fare le famiglie che hanno un contagiato in casa e che rischia all’80 per cento di contagiarli tutti se non ci sono centri di accoglienza per curarli lontano dalle mura domestiche? E sopratutto quando si ripartirà e come? C’è’ chi dice a scaglioni di età? Anche se ci sono anziani in ottima salute o giovani fragili con patologie. Altri invece propongono di partire dalle regioni meno colpite come la Sardegna per arrivare da ultimo alla Lombardia. E poi ci sono le domande sull’ estate di guerra che verra’. Cosa sarà concesso e cosa no, almeno nelle linee essenziali dovrebbero esserci delle risposte, così come sul piano della Fase due per il rilancio economico. Invece continuiamo a  vivere nelle nebbie senza intravedere neppure un lumicino. Tutto appare alla giornata, anche con quei dati poco rispettosi per morti e malati, quasi a relegarli come semplici numeri validi solo per le statistiche. Sarebbe forse meglio parlare e non tutti i giorni dell’andamento della malattia indicandone il decorso. Tanti i dubbi sull’operato del governo, ma i conti per Conte, si faranno solo alla fine, quando si dovrà decidere in che modo e con quale tipo di governo, se di unita‘ nazionale, cominciare la fase, altrettanto dura, della ripartenza. Nella speranza che la politica trovi un sussulto in risposta quel senso dello Stato che gli italiani stanno abbondantemente offrendo.

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